Sabato 6 giugno 2026
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ALITALIA: LA FACCIA TOSTA DI CIMOLI E' DIRETTAMENTE PROPORZIONALE ALLA SUA BUSTA PAGA E ALLA SUA INCAPACITA' DI RISANARE. AUSPICHIAMO UNA DOLCE MORTE PER LA VECCHIA ALITALIA

Comunicato ·

Firenze, 22 novembre 2006. La qualita' peculiare di un manager di Stato come Giancarlo Cimoli e' la faccia tosta. L'uomo che da oltre due anni e' Presidente e Amministratore Delegato di Alitalia e' arrivato alla conclusione che la compagnia aerea e' in crisi per colpa di altri: Enac, Enav, aeroporti italiani, Autorita' Antitrust.
Per risolvere il bubbone Alitalia, suggerisce autorevolmente il manager, occorre sburocratizzare le autorita' di controllo (Enac ed Enav), gli aeroporti dovranno abbassare i costi, l'Antitrust dovra' essere piu' compiacente con la compagnia di bandiera e, soprattutto, occorrera' boicottare le compagnie low cost, spostandole in aeroporti marginali.
A parte il fatto che una compagnia aerea come Ryanair probabilmente riuscirebbe a produrre profitti e servizi alla clientela a costi competitivi anche se atterrasse sul Gran Sasso, la ricetta Cimoli e' traducibile in questo modo: visto che non riesco a cambiare nulla nella societa' che dirigo, siano gli altri a cambiare. Una palese ammissione di incapacita' gestionale e strategica e allo stesso tempo l'ostentazione dei criteri con cui sono scelti i manager di Stato: in base ai peli sullo stomaco e della faccia tosta, in base alla mancanza di senso della misura e del buonsenso.
Cimoli e' lo stesso manager che ha guidato le Ferrovie per otto anni, quello che ha incassato una liquidazione milionaria indirettamente proporzionale alla sua capacita' di risolvere problemi, rendendo i treni italiani piu' efficaci. Guida Alitalia dal maggio 2006, oltre due anni fa, anni di continui scioperi, ritardi, carenza di fondi, rischio di fallimento, fallimento di alleanza internazionali, acquisizioni con il trucco (quella di Volare, ora sospesa dal Tar del Lazio).
I risultati ottenuti da Giancarlo Cimoli gli sono valsi nel 2002 l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana e nel 2003 dell'onorificenza di Cavaliere del lavoro dell'Ordine al Merito del lavoro. Non c'e' che dire, lo Stato italiano sa riconoscere i suoi migliori figli, li nomina e li premia.
Il Governo ponga termine alla sceneggiata tragica della societa' malata che occorre tenere in vita per forza. Auspichiamo l'uscita dello Stato dal capitale e una definitiva eutanasia per la vecchia compagnia di bandiera.

Domenico Murrone, consigliere Aduc
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