Giovedì 4 giugno 2026
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ALITALIA: FINE DELLA COMPAGNIA DI STATO? ATTENTI ALLE BUFALE....

Comunicato ·

Firenze, 1 Dicembre 2006. Il controllo dello Stato su Alitalia passa dal 49,9% al di sotto del 30%, con gara di cessione avvalendosi di un advisor. E per la compagnia di bandiera che perde piu' di un milione di euro al giorno (221 milioni di buco nei primi sei mesi di quest'anno), c'e' gia' chi plaude per la storica svolta risanatrice.
Noi invece abbiamo piu' che un ragionevole dubbio in merito. Chi si comprera' le azioni di questo colabrodo? In genere, per far acquistare a qualcuno qualcosa di decotto, si ricorre ad una sorta di ricatto del tipo "se non mi compri questo, ti levo il terreno sotto i piedi per quest'altro che oggi ti va bene e che, comunque, ti avevo concesso per farti fare quello che voglio io"... dove io sta per Stato. E se queste azioni saranno vendute ad un'altra azienda (pubblica?), da dove verranno i soldi per il risanamento, se non dalle tasche dei contribuenti dell'Erario?
Non solo, ma credere che un'azienda di questo livello e di questa importanza rimanga fuori del controllo dello Stato, e' solo un'operazione di autoconvinzione in buona e in mala fede. Perche' quand'anche rimanesse anche solo il 5% in mano al ministero dell'Economia, questa bassa percentuale, nell'ambito delle decisioni nel consigli di amministrazione, sugli aspetti determinanti per la vita e la morte dell'azienda, grazie al potere di "golden share" si trasforma automaticamente in 50,1%.
Questo e' a nostro avviso il contesto in cui leggiamo gli avvenimenti, e in cui non riusciamo a vedere altro che non operazioni a forte costo per i contribuenti, cosi' come sara' per le ferrovie.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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