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Ancora soldi di Stato ad Alitalia. Perché investire sui disastri?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
29 dicembre 2020 16:21
 
  Le statalizzazioni/nazionalizzazioni avanzano. Tra le più eclatanti: l’acciaio di Stato con l’Ilva; Alitalia che proprio oggi ha avuto l’ok dall’Ue per ulteriore 73 milioni per i danni aziendali da covid erogati dallo Stato italiano (che si aggiungono ai quasi 13 miliardi spesi dal 1945); vedremo per quanto riguarda Aspi (Autostrade per l’Italia) e Monte dei Paschi di Siena.
In teoria il ritorno alla statalizzazione dell’economia non dovrebbe essere un bene. Dopo i monopoli della ripresa economica post sconfitta nella seconda guerra mondiale, ci era sembrato che ci si indirizzasse ad una liberalizzazione, pur nella sua forma “sociale” che, per esempio, è caratteristica dell’Ue.

Probabilmente non è così. Da diverso tempo, se non veri e propri monopoli, ci sono oligopoli e molti abusi di posizioni dominanti di mercato (valga per tutti l’esempio Rai nel sistema radiotelevisivo libero del nostro etere).
Ci siamo illusi che un’economia di mercato potesse servire al bene comune?
L’esperienza che stiamo vivendo col covid e la presenza dello Stato “dalla culla alla bara”, significherà pur qualcosa. Noi osserviamo approssimazione e dilettantismo (l’uso e non-uso dei fondi Ue gridano vendetta).

Quanto accade oggi, anche con l’imprimatur Ue, per ulteriori soldi ad Alitalia è un segnale. Che viene dato nel momento in cui l’italiano medio è messo proprio male, soprattutto per le prospettive. Lo Stato che investe non per mantenere in vita una florida attività economica (pur con le difficili prospettive del trasporto aereo), come Alitalia non è, ma per mantenere un carrozzone succhiasoldi, non promette granché.

 
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