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Antitrust. Le sanzioni fanno il solletico alle aziende, che si rifanno la faccia con qualche spot. Portarle al 10% del fatturato
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Comunicato di Domenico Murrone
15 giugno 2010 13:17
 
 La relazione annuale dell'Antitrust conferma che c'e' un rapporto diretto tra investimenti pubblicitari e comportamenti commercialmente scorretti. Gestori telefonici ed energetici, case automobilistiche e banche da un lato sono quelle più presenti su tv, giornali, radio e Internet con spot e inserzioni, dall'altro riempiono i bollettini dell'Autorità per la concorrenza e il mercato, con molti procedimenti che si concludono con sanzioni.
L'impressione è che all'atto della pianificazione delle campagne pubblicitarie venga prevista anche la voce 'sanzione Antitrust', accanto alla remunerazione milionaria per il comico o campione sportivo, per il genio del marketing che si inventa lo slogan accattivante, oltre al costo per la messa in onda su tv e radio o la pubblicazione.
Sembra che le aziende utilizzino la pubblicità non tanto, o non solo, per far conoscere i loro prodotti/servizi, quanto per accattivarsi la benevolenza dei mezzi di informazione e per ripulirsi la coscienza e la reputazione con il pubblico.
Con l'aria di crisi che tira e con l'assetto editoriale italiano, è evidente che difficilmente una testata farà un'inchiesta sulle pratiche commerciali scorrette di un'azienda che potrebbe investire (o ha investito) milioni di euro per spot o inserzioni. Molto meglio aprire un tg con la scandalosa maga, che truffa qualche decina di anziani, piuttosto che dare voce alle centinaia e centinaia di migliaia di anziani che sono stati ingannati da banche, gestori elettrici o telefonici.
Purtroppo l'azione dell'Antitrust, anche per la limitata sanzione massima comminabile alle aziende scorrette (500 mila euro, imposta per legge), non è efficacè a frenare l'andazzo. Un sistema che potrebbe essere rotto solo con una decisa politica che da un lato liberalizzi i settori economici, dall'altra istituisca sistemi di controllo e sanzionatori rapidi e realmente dissuasivi. Il primo passo potrebbe essere quello di elevare la sanzione massima che l'Antitrust può comminare, dagli attuali 500 mila euro a 10 milioni di euro e/o al 10% del fatturato annuo dell'azienda scorretta.
Ma anziché ispirare le nuove regole a questi principi, il Governo ha abbandonato le politiche liberalizzatici. Per i consumatori si prefigurano tempi bui.
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