APPELLO DELLA CHIESA CATTOLICA A FARE O NON FARE QUESTA O QUELL'ALTRA LEGGE
RAPPORTI STATO, CHIESA E CONTRIBUENTI. DOV'E' IL TRUCCO E IL VERO SCANDALO
Firenze, 1 Agosto 2003. L'appello della Chiesa cattolica romana, attraverso il cardinale Ratzinger, perche' non siano legalizzate le unioni omosessuali, ha provocato varie reazioni, e ne siamo tutti piu' o meno documentati. Come sempre due partiti: chi ha plaudito in nome del concetto di famiglia espresso in Costituzione e in nome della confessionalita' della propria visione dello Stato, e chi ha protestato per l'ingerenza di questa Chiesa, in nome delle liberta' individuali di scelta.
Noi, proprio come associazione di consumatori, non ci stupiamo piu' di tanto. Che' se la Chiesa non dicesse queste cose, quale sarebbe la sua funzione? Addirittura il Papa e' andato nel Parlamento italiano a chiedere che fosse fatta una legge sull'indulto per i detenuti, tutti l'hanno applaudito e poi ognuno ha fatto come riteneva piu' opportuno (indulto o indultino, per ora non se ne parla). E allora perche' stupirsi se il cardinale Ratzinger invita i credenti della sua religione che, in questo o quell'altro Governo in diversi Paesi, non approvino leggi che vadano contro il loro credo? L'appello per l'indulto -o quelli contro la pena di morte- andavano bene, ma quello contro le unioni omosessuali no?
No, a noi questo discorso proprio non torna.
E lasciamo che ognuno faccia quel che crede, invitando i Governi e i singoli a seguire i dettami di questa o quell'altra fede. Vogliamo negare il diritto di fare propaganda o vogliamo sancire quello di farla solo se dice quel che garba ad uno o ad un altro? La liberta' di parola, di pensiero e di espressione, implica la convivenza e l'accettazione delle espressioni anche di chi ci e' culturalmente, politicamente e ideologicamente piu' lontano.
Lo scandalo per noi e' un altro.
E' che se una societa' deve favorire l'espressione di tutte le forme di pensiero, non per questo deve economicamente favorirne una a dispetto di altre, perche' cosi' il gioco e' truccato. Stiamo parlando dei soldi che tutti i contribuenti italiani sono costretti a dare alle confessioni religiose riconosciute a usufruire dell'otto per mille. Obbligo, per l'appunto. Non desiderio. Obbligo che si concretizza in quasi il 50% degli italiani che, pur non indicando a chi intendono devolvere il proprio otto per mille, si vedono questa percentuale distribuita d'ufficio secondo quanto indicato da quell'altro 50% che lo ha fatto. Per cui tutto il gettito fiscale (credenti e miscredenti o agnostici) finisce nelle casse di 6 confessioni religiose + lo Stato. E' ovvio che la parte del leone delle confessioni religiose lo fa la Chiesa cattolica romana (908 milioni di euro nel 2002), ma non paga si avvantaggia anche dello storno del 33,11% di quanto e' stato assegnato allo Stato (quasi 33 milioni di euro nel 2002).
Quindi, ognuno e' libero di invitare chiunque a fare o non fare una legge (cosi' come fa anche l'Aduc, che non e' un'organizzazione religiosa), ma -secondo noi- non sarebbe uno scandalo se lo facesse con i propri soldi o con quelli che ognuno liberamente gli ha voluto versare. Farlo grazie ai soldi di tutti i contribuenti .. questo si' che e' lo scandalo!
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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