Giovedì 4 giugno 2026
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AREZZO WAVE. IL BIGOTTISMO IDEOLOGICO LOTTA CONTRO IL BUSINESS E LA DROGA... SPOSTANDO ENTRAMBI ALTROVE

Comunicato ·

Firenze, 29 Ottobre 2006. Dopo il servizio della trasmissione televisiva "Le Iene", che ha mostrato lo spaccio di droghe durante il festival Arezzo Wave, e dopo il polverone avanzato da alcuni punizionisti seguaci del far danno e sostenitori dell'attuale legge Fini-Giovanardi, l'epilogo e' stato un po' scontato: chiusura! (clicca qui). Il "patron" del festival, Mauro Valenti, dice di essersi sentito abbandonato, perche' alle critiche di una parte politica della sua citta' che l'attaccava, non ha avuto difesa da quella parte che credeva a lui favorevole, e la questione dello spaccio sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il suo bicchiere. Un bicchiere -ci si consenta- che gli amministratori della citta' di Arezzo dimostrano di non saper gestire: farsi sfuggire (governo o opposizione poco importa) una gallina dalle uova d'oro come un festival di musica di cotanta importanza (che significa immagine, business e soldi) significa quantomeno che si e' incapaci anche di impedire che un'aiola della propria citta' rimanga verde. La citta' di Arezzo e' anche sede di uno dei piu' importanti mercati periodici dell'antiquariato, se venissero a scoprire che tra i banchi dei venditori ci sia fa di spinelli e si tira cocaina (qualcuno puo' dire che cio' non accada? Si faccia avanti...), che fanno, chiudono il mercato? E cosi' avanti con una ridda di esempi su situazioni in cui mai alcuno si sognerebbe di spostare una lucrosa e onorabile attivita' economica. Cosa e' successo allora con "Arezzo Wave"? Di preciso non lo sappiamo, ma probabilmente e' un business un po' anomalo per una citta' molto conservatrice come Arezzo (poco importa il colore politico della conservazione) e il binomio rock-droga fa molto piu' effetto che non antiquariato-droga: su questo i bigotti, in nome della loro ideologia si scatenano e travolgono tutto, anche il piatto in cui mangiano.
E sono bigotti anche gli organizzatori di questo festival, che' di fronte al fenomeno droga (che non nasce solo in quel contesto aretino... e' bene ricordarlo, per quanto sia banale il farlo), si illudono che spostando il luogo del "delitto", lo stesso non avverra' piu' e il loro festival ne avra' giovamento, vigore e business. Poveri illusi o utili idioti? Anche questo non lo sappiamo, ma possiamo garantir loro che, pur se vanno a fare il festival nel giardino di fronte alla casa di Fini o di Giovanardi, gli spacciatori ci saranno lo stesso perche' la domanda (i ragazzi che chiedono di consumare droghe) sara' sempre altissima. Il fenomeno droga non si affronta con i divieti e la fuga, ma si dovrebbe governare con servizi e politiche di riduzione del danno (la cosa migliore sarebbe la legalizzazione delle sostanze oggi illegali, ma fintanto che continuano ad esser tali non si puo' perseverare nel farsi male): cioe' informazioni sulle sostanze che abitualmente vengono assunte dai frequentatori di questi festival, si che' si facciano meno male, e portare sul luogo, per i casi piu' disperati, le strutture e i servizi che sono a disposizione nei Sert. Se cosi' non si fa, dovunque andra' a finire "Arezzo Wave", avremo solo il medesimo spaccio denunciato da "Le Iene" e i medesimi morti per droga registrati ad Arezzo in passato.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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