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AUTO VELOCI AI GIOVANI PATENTATI. E' PERICOLOSO VIETARLE. ORGANIZZARSI MEGLIO PER IL RISPETTO DEL CODICE: PREVENZIONE, RESPONSABILITA' E REPRESSIONE, NON VESSAZIONI

Comunicato ·

Firenze, 2 Gennaio 2007. Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi vuole vietare ai neo-patentati la guida di auto veloci, consentendola invece dopo alcuni anni previo esame piu' severo.
Se fosse cosi' semplice risolvere uno dei piu' drammatici motivi per cui giovani e non-giovani muoiono o rimangono menomati ogni giorno, il problema non esisterebbe. E fa specie prendere atto che i responsabili politici pensano di risolverlo raccontandoci una fiaba. Si ha l'impressione di un ministro che gira su se stesso e svolge male la funzione per cui e' chiamato: la nostra sicurezza.
Cosa ci sono a fare i limiti di velocita'? L'attuale limite di 100 in autostrada per i neo-patentati, se passeranno i propositi del ministro Bianchi, saranno piu' rispettati se il giovane guidera' un'auto di 1000 di cilindrata piuttosto che una di 2000? Ci si consenta di dubitarlo fortemente.
Soprattutto perche' se c'e' un giovane che ha voglia di correre infrangendo il codice, lo fara' anche con un'auto di 1000 di cilindrata, che' tutte arrivano come minimo a 150 Km/h, e andare a questa velocita' con un'auto di questa potenza e' notoriamente piu' pericoloso che con un'auto con il doppio di potenza.
Il problema, che con queste norme si fa finta di ignorare, e' la consapevolezza e l'educazione di chi e' al volante, e le relative iniziative dell'autorita' per ricordarglielo preventivamente e con la repressione poi.
Ci sembra solo propaganda buonista. Non solo fine a se stessa, ma anche dannosa. Il giovane e' penalizzato in quanto tale e non investito di responsabilita': la trasgressione e' diffusa molto in quell'eta', e sara' fatta in situazioni tecniche piu' pericolose.
La repressione, inoltre, non dovrebbe essere praticata come una vessazione, ma come l'atto necessario dopo che l'istituzione ha fatto di tutto per impedire la violazione. Ma cosi' non e'. Pensiamo solo agli autovelox: spesso sono utilizzati come strumenti per impinguare le casse dei Comuni e non per dissuadere -avvisando- che si sta per superare il limite imposto.
Le cifre smentiscono il ministro. Vediamo (1).
* Il maggior numero di incidenti si verifica sulle strade urbane (76,6%), con il 44,5% di morti e il 72,7% di feriti.
* Il picco piu' elevato di incidentalita' si registra intorno alle ore 18.
* il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocita' troppo elevata costituiscono da sole il 50% dei casi.
* I conducenti morti a seguito di incidente stradale presentano il valore massimo in corrispondenza della fascia di eta' compresa tra 25 e 29 anni, seguiti dalla fascia di eta' 30-34 anni e dalla fascia 21-24 anni.
Dunque non sono i diciottenni il pericolo ma i 25-30enni e si dovrebbe controllare di piu' il traffico (e le sedi stradali) nelle citta' alle 18. Che c'entrano i diciottenni neopatentati? Come si fa a correre a 300 all'ora nell'ora di punta del traffico urbano quando la velocita' non arriva a 20 km all'ora?
Ultimo, e non secondario aspetto, soni i costi che i giovani dovranno sostenere per questo secondo esame (che tutti faranno, ovviamente). Se e' un metodo surrettizio per far aumentare gli introiti dello Stato a spese dei soliti utenti dei servizi, anche in questo caso l'obiettivo sarebbe perfettamente raggiunto.
Ovviamente auspichiamo che al buonismo dei primi giorni dell'anno si sostituisca la razionalita' e il buon senso. Per esempio, anticipando il foglio rosa a 16 anni (come in Francia), si' che i ragazzi arrivino a 18 e prendano la patente dopo due anni di rodaggio con un patentato "anziano" accanto.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

(1) dati Aci
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