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Autoscuole e IVA a ritroso. Le ricadute sugli utenti. Urge intervento politico-legislativo
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Comunicato di Vincenzo Donvito
16 settembre 2019 12:23
 
Il caso non è molto noto, ma è tipico della burocrazia e se portato alle conseguenze logiche, sarà esplosivo. Stiamo parlando dell’IVA non pagata dalle autoscuole dal 1972, non per loro evasione/negligenza, ma per responsabilità del Fisco italiano, che sembra non avere intenzione di farsene carico visto che richiede alle autoscuole di versare il 22% di IVA per gli ultimi cinque anni (per gli anni prima il pagamento è prescritto)… e le autoscuole potranno fare altrettanto nei confronti dei loro clienti di questi ultimi cinque anni.

Il caso. Un’autoscuola tedesca, a cui era stata negata l’esenzione dell’IVA come avviene in Italia e Spagna, si è rivolta alla Corte di Giustizia europea che, lo scorso marzo, ha detto che aveva torto e che tutte le autoscuole europee devono pagare questa imposta. L’Agenzia delle Entrate si è subito mossa, con provvedimento retroattivo, ed ha chiesto gli arretrati per gli ultimi cinque anni, a partire quindi dal 2014.

Le autoscuole, ovviamente, sono in agitazione ed hanno previsto già diverse iniziative.

La questione però non riguarda solo le autoscuole, ma anche tutti coloro che in questi anni hanno usufruito dei loro servizi. A cui, sempre entro i cinque anni di prescrizione, le autoscuole potrebbero intimare di pagare il dovuto a colmare l’imposta. E sarebbe una cosa giusta, da parte delle autoscuole. Ma sorge un problema pratico. Ogni autoscuola dovrebbe chiedere ad ogni suo cliente che ha questi requisiti, di versare il dovuto. La richiesta in sé ha comunque un costo, e siccome è molto probabile che ad una semplice richiesta per posta ordinaria saranno in pochi ad ottemperare (anche perché alcuni indirizzi non saranno più validi, e per rintracciarli all’anagrafe ci sono da sostenere ulteriori costi), le autoscuole dovranno sostenere nuovi costi dovendo procedere con una diffida tramite raccomandata A/R… a cui non è detto che tutti ottempereranno, per cui, non si può escludere che le autoscuole debbano attivare le procedure giudiziarie del caso.

Insomma: un macello! Da una parte per le autoscuole (che devono pagare e spendere per recuperare il recuperabile), dall’altra gli utenti/clienti di queste autoscuole che si vedono richiedere questa imposta. Entrambi i soggetti (autoscuole e loro clienti) solo “salvati” in parte grazie alla prescrizione quinquennale… che se fosse tutto applicato dal 1972… fantafisco… ma è bene ricordarlo! Fortuna per quelli prima del 2014!

Tutto questo accade per una ottemperanza del Fisco italiano che in tutti questi anni ha interpretato in modo no-IVA le norme del 1972. E che solo per caso, dopo la sentenza della Corte di Giustizia, si è “svegliato”.

Se si lascia il tutto così come sta procedendo, il “macello” è triplo:
1 - economico per autoscuole e utenti;
2 - economico per il Fisco, che dovrà spendere non poco per recuperare il dovuto… e non è detto che alla fine 2+2 faccia 4, cioè che ci sia un tornaconto economico per lo Stato;
3 – politico, visto che tutti i soggetti coinvolti si sentiranno presi in giro a dover pagare per colpe non loro e, cosa abituale purtroppo, la loro fiducia nello Stato diminuirà ancora e non si sentiranno incivili e asociali quando, alla prima occasione e possibilità, potranno fregare il Fisco.

Allo stato dei fatti, quindi, le soluzioni burocratiche non ci sono, se non quelle di cercar di far pagare chi di dovere, visto che dal punto di vista normativo la vicenda è ineccepibile.

Esiste a nostro avviso solo la soluzione politica. Un provvedimento legislativo che faccia piazza pulita del trascorso, una valutazione sull’imposta così come previsto nelle norme del 1972 e, nel caso, cambiare queste norme oppure prendere atto che dal giorno xx (del futuro e non del passato) questa IVA è dovuta.
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