Venerdì 5 giugno 2026
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AVVOCATI. UN CONSIGLIO PER ESSERE ASCOLTATI DALLE ISTITUZIONI E DAI CITTADINI. CESSATE SUBITO LO SCIOPERO E FATE CAUSA CONTRO L'INCIVILTA' DELLE CARCERI ITALIANE

Comunicato ·

Firenze, 24 luglio 2006. Al Parlamento e' in discussione un provvedimento di indulto per porre rimedio, se pur in maniera insufficiente e temporanea, al sovraffollamento nelle carceri. Molte delle nostre prigioni sono ormai lo specchio di quelle affollatissime che spesso vediamo nel terzo mondo. Otto detenuti spremuti in cellette da quattro o anche da due posti con 40 gradi di temperatura, e condizioni igenico-sanitarie che trasformano la certezza della pena in una roulette russa: overdosi, epidemie, suicidi.
Il nostro sistema carcerario e' al collasso, e per quanto male si possa pensare di un criminale (anche se molti detenuti sono in attesa di giudizio), quello che egli deve affrontare in prigione e' spesso, troppo spesso, un crimine ancor peggiore.
Ora, nel nome del "tough on crime" (duro col crimine) tipico dell'America giustizialista reaganiana, si vorrebbe condannare i detenuti ad una pena che si avvicina alla tortura per non liberare un singolo uomo. Altro che America reaganiana, questa Italia oggi sembra l'America del far west, dove lo sceriffo intimorito da' alla folla inferocita cio' che vuole: l'esecuzione sommaria.
E allora un consiglio agli avvocati, che oggi difendono strenuamente le proprie tariffe minime. Invece dello sciopero, che prima del Governo e delle istituzioni colpisce i loro assistiti, difendano la dignita' della persona umana e la costituzione italiana. Inondino da subito le corti con un ricorso per ogni singolo detenuto che oggi e' costretto a subire una pena incerta e indegna di un Paese civile. Cause civili a tappeto, con richieste di risarcimento del danno ingenti, per ogni maltrattamento e maltrattato che si trova in carceri sovraffollate. Questo si' che sarebbe un modo per lottare per un Paese piu' civile e giusto. Condanne su condanne, da corti italiane ed europee, per ristabilire la legalita' nelle nostre carceri e nel nostro sistema giustizia. Quale miglior modo per essere ascoltati da cittadini e istituzioni?
Probabilmente rimarremo contrari alle ragioni degli avvocati in sciopero, che percepiamo come una anacronistica difesa di privilegi corporativi. Ma quando qualcuno dira' che le istanze degli avvocati sono a difesa dei diritti del cittadino, non considereremo piu' tutto cio' una pretestuosa ipocrisia.

Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc
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