Giovedì 4 giugno 2026
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GLI AVVOCATI TORNANO A SCIOPERARE. LE RAGIONI E I PERICOLI DELLA PROTESTA PER L'UTENTE DEI SERVIZI DELLA GIUSTIZIA

Comunicato ·

Firenze, 7 Settembre 2006. Continua la protesta degli avvocati nei confronti del decreto Bersani, ormai convertito in legge lo scorso 4 agosto. Lo annuncia Michelina Grillo, presidente dell' Oua (Organismo unitario dell'Avvocatura), che avverte e spiega le ragioni della protesta e le iniziative che si svolgeranno fin dalle prossime settimane.
Alla riapertura dei tribunali, dopo 45 giorni di sospensione feriale dei termini, i cittadini dovranno far fronte con l'astensione preannunciata dal18 al 23 settembre e con altre iniziative che -se realmente attuate- incideranno pesantemente sulla gia' disastrata e jiurassica durata dei processi. Sembra infatti che gli avvocati intendano protestare anche dimettendosi dagli incarichi e dalle funzioni di magistratura onoraria, ossia dismettere i panni di veri e propri giudici onorari di primo grado (i cosiddetti g.o.t.) che si sono assunti contrattualmente con il Paese. Al di la' della possibile illiceita' di una simile protesta, che tocca funzioni altre dall'avvocatura, occorre rilevare che attualmente la giustizia penale e civile si regge proprio sulla magistratura onoraria che supplisce alle gravi carenze di magistrati togati entrati per concorso. Una simile azione avrebbe ripercussioni gravissime sulle controversie pendenti in tutti i tribunali d'Italia.
Non solo, a questo giro, i cittadini subiranno forse conseguenze ancor piu' drammatiche di un rinvio dell'udienza, se pur di qualche mese. Gli avvocati, infatti, annunciano il cosiddetto "sciopero bianco". Anziche' un mero rinvio, tipico delle ordinarie astensioni, saranno presenti in udienza e la' chiederanno al giudice di procedere a tutte le formalita' processuali della singola udienza stessa, comprese le decadenze e preclusioni che esse comportano, senza tuttavia svolgere il proprio mandato per cui sono pagati. Se cosi' davvero fosse, ed esprimiamo qualche dubbio, non solo il cittadino rischierebbe uno slittamento del suo sudatissimo processo, ma addirittura rischierebbe di perdere la causa se, ad esempio, l'avvocato scioperante si recasse all'udienza prevista per le prove e non provvedesse al deposito delle stesse! Oppure, si recasse al dibattimento di un processo penale e, silenziosamente, attendesse la sentenza! Insomma, un vero e proprio delirio, da cui il cittadino ne uscirebbe ancor piu' vessato e -come non dargli torto?- ancor piu' deluso dalla casta degli avvocati.
Speriamo davvero siano solo proposte. Dubitiamo che una protesta che si vuole in nome della qualita' del servizio, delle garanzie degli utenti stessi, possa legittimamente e credibilmente passare attraverso un violenta (perche' di violenza si tratterebbe) rinnegazione degli elementari diritti che essi pretendono di difendere.

Claudia Moretti, legale Aduc
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