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Canone depurazione acqua/Sentenza Corte Costituzionale. Arriva il rimborso agognato ma e' una beffa
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Comunicato 
26 febbraio 2010 14:13
 
La vicenda e' tipica del nostro sistema amministrativo e politico fondato sul furto legalizzato: norme assurde e arroganti che per anni consento di rubare soldi agli utenti del servizio idrico, riconosciute incostituzionali, eluse oltre ogni limite ragionevole e stabilito, fatte rientrare dalla finestra appesantendo la burocrazia amministrativa, rendendola di fatto inutilizzabile e rubando sempre legalmente agli utenti/sudditi.
I particolari:
* fino ad ottobre 2008 gli utenti del servizio idrico pagavano per la depurazione dell'acqua anche se la stessa non c'era. La legge 36/1994, all'art.14 era esplicita: si paga anche se gli impianti non ci sono o gli stessi sono inattivi.
* L'8 ottobre 2008, la Corte Costituzionale, con sentenza 335/2008, asseriva: questo pagamento per la depurazione e' un corrispettivo di prestazione contrattuale e non un tributo, quindi e' irragionevole che sia dovuto in assenza del servizio.
* Una nuova legge (13/2009) fa carta straccia della sentenza della Corte Costituzionale e stabilisce:
- non si paga se non ci sono gli impianti, ma se c'e' un progetto si deve pagare;
- i rimborsi, entro il termine di cinque anni, a decorrere dal 1 ottobre 2009, sono dovuti ma dopo aver dedotto gli oneri derivanti dalle attivita' di progettazione, di realizzazione o di completamento delle opere avviate;
- un decreto del ministero dell'Ambiente dovra' indicare parametri e criteri entro il 30/04/2009 (con successive applicazioni sul territorio delle singoli Autorita' idriche, Aato).
* Il Ministero dell'Ambiente emana il decreto con cinque mesi di ritardo (30/09/2009 n. 43569) e lo pubblica in Gazzetta Ufficiale con dieci mesi di ritardo (08/02/2010).

A questo punto ogni gestore idrico deve pubblicare sul proprio sito Internet i dati da cui si potra' dedurre se uno specifico utente ha diritto o meno al rimborso, deducendo da questo gli oneri non rimborsabili perche' facenti parte di progetti di depurazione. Le procedure sono stabilite dalle autorita' di ambito (AATO) o, per le utenze gestite direttamente dai Comuni, sono questi ultimi che vi provvedono.
Ma la beffa continua.
Ci arriva tutto in bolletta o con un assegno a casa? NO!! Ogni singolo utente dovra' agire per conto proprio inviando una richiesta scritta motivata per il rimborso e, nonostante la legge parli di cinque anni di prescrizione, non e' da escludere che gli anni possano essere dieci...
Gli AATO ci risulta che si stiano cominciando a muovere per stabilire queste procedure e indicare alle aziende cosa e come pubblicare sui loro siti Internet. Su costi fissi (bolli, etc.), quindi, non si ancora nulla, ma si sa -perche' lo dice il decreto- che le AATO potranno decidere di aumentare le tariffe del servizio per far fronte a questi nuovi costi!!!!!!!!!
Per chi invece dovra' fare istanza al Comune (in caso di gestione diretta del servizio), si sa gia' che sulla stessa andra' apposto un bollo di 14,62 euro!!
Continuiamo pertanto a consigliare gli utenti interessati ad inviare subito una richiesta di rimborso sottoforma di raccomandata a/r di messa in mora Qui un facsimile

Per tutta la procedura nei minimi particolari, abbiamo preparato una scheda pratica che, a cura di Rita Sabelli (responsabile aggiornamento normativo per l'associazione), puo' aiutare a cercare di farsi meno male nel serpentone normativo di questo furto legalizzato.
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