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CARTELLE PAZZE DEL FISCO: IL GIORNO DOPO LA SITUAZIONE E' TUTT'ALTRO CHE RISOLTA
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Comunicato 
17 aprile 2003 0:00
 

SE NON CAMBIANO LE BANCHE-DATI VUOL DIRE CHE IL MINISTRO E IL MINISTERO CI STANNO PRENDENDO IN GIRO
Firenze, 17 Aprile 2003. Il giorno dopo che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si e' scusato con gli italiani che hanno ricevuto le cosiddette cartelle pazze, cosa succede? Tutto a posto? Cosa dovra' dire il contribuente che continuera' ad essere soggetto alle insistenze (fino al probabile pignoramento) delle amministrazioni locali che hanno "venduto" le riscossioni a questi sceriffi (con tutto il rispetto per gli sceriffi veri che in Usa sovrintendono all'ordine pubblico) della riscossione? Quali sono le istruzioni del ministero dell'Economia in proposito, oltre al plateale gesto del cestinamento dell'avviso?
A noi sembrano pericolose, per come lo stesso ministero pone il problema, che parte dal presupposto di colpa del contribuente presunto moroso, salvo dimostrazione contraria.
Infatti il ministro dice "non vi preoccupate, sono solo avvisi ad aderire al condono, per cui se e' roba vecchia e' probabile che sia prescritta. Ma se avete qualcosa in sospeso (anche a livello di contenzioso) aderite al condono pagando il vostro 25%. Altrimenti seguite l'iter classico, con richiesta di spiegazioni ed eventuale contenzioso, correndo il rischio che, se avete torto, dovrete pagare tutto senza sconti e con more e interessi".
Il ministro, quindi CI HA DETTO CHE NON SI TRATTA DI CARTELLE PAZZE, e ci ha solo spiegato cosa sono. Per cui, caso per caso, ognuno dovra' armarsi di coraggio ed andare in quegli antri infernali che sono gli uffici delle aziende degli sceriffi di cui sopra, e chiedere qual'e' la sua posizione.
Perche', per esempio, anche se si tratta di un bollo dell'automobile non pagato nel 1985, chi ci dice che sia in prescrizione e che l'amministrazione non abbia continuato in tutti questi anni ad inviare richieste ufficiali di pagamento ad un indirizzo sbagliato? Perche' se cosi' fosse (caso per niente raro), ogni volta che l'amministrazione aveva spedito una richiesta per raccomandata (anche se non ricevuta o ritirata dal contribuente), il termine interruttivo di 5 anni veniva automaticamente procrastinato . e di 5 anni in 5 anni, si fa presto ad arrivare ad un ultimo contatto ufficiale che rende valida oggi la richiesta del bollo non pagato nel 1985.
All'esempio che abbiamo riportato, l'attuale struttura non e' in grado di rispondere con un minimo di affidabilita', ma solo con approssimazione. Provare per credere ..
Quindi non c'e' rimedio se non fare tabula rasa e ripartire da zero, con nuovi archivi che, proprio perche' tali, diano fiducia al contribuente di non essere solo oggetto di agenzie di riscossione di dubbia capacita' alleate al tradizionale vampirismo fiscale.
Se questi nuovi archivi non ci sono, e se sugli stessi non vengono impostate le nuove richieste, quello che ci ha detto il ministro Tremonti e' pura demagogia e propaganda di un pentitismo machiavellico.
Per fare questo ci vuole tempo e organizzazione, che vanno specificati e fissati.
Non basta, come fa il ministero, aprire un'inchiesta per verificare il comportamento delle aziende di riscossione (a cui i dati strampalati sono comunque stati "venduti" dall'amministrazione, e non se li sono inventati). Perche' se la base continua ad essere quella di questi dati, non possiamo che registrare una grande presa in giro da parte del ministro e del ministero.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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