CENSURA CINEMA. LE PRUDERIE DEL MINISTRO PER AMMAZZARE LIBERTA' ED ECONOMIA?
Firenze, 6 Gennaio 2007. Il ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, stimolato da una massiccia campagna propagandistica per il lancio del nuovo film del regista Mel Gibson, Apocalypto, e al pari di tutti coloro che per la difesa di presunti valori diffusi non hanno fatto altro che foraggiare questa propaganda, fa sapere di voler rivedere le norme delle commissioni censura del proprio ministero.
Mentre produttore, regista, attori e sponsor di questo film si stropicciano le mani nel ringraziare i moralisti di Stato e no, chi ne subira' principalmente le conseguenze saranno i cittadini italiani. Che molto probabilmente, oltre all'esistenza anacronistica delle commissioni censura, dovranno subire una loro maggiore considerazione: piu' persone, piu' soldi e, soprattutto, piu' censura. Un Paese che ha bisogno di imporre -coi divieti- una morale e una cultura di Stato, non e' un Paese libero; e questa assenza di liberta' la pagano tutti i cittadini, produttori e consumatori: i primi perche' un mercato controllato e' poco foriero di business (se non per pochi e benvoluti da questo Stato), i secondi perche' fiaccati nella loro esigenza primaria, la liberta' di scelta e di consumo.
Che senso ha vietare un film ai minori di una certa eta'? In genere i divieti vengono decisi per violenza, scabrosita', sesso. Forse le scene che hanno indotto i censori al divieto non sono ovunque nella nostra quotidianita'? E visto che i divieti ai minori di una certa eta' creano maggiore attrazione proprio in queste persone, siamo sicuri che si avra' l'effetto contrario, cioe' un maggiore stimolo a vedere cio' che e' vietato. Per questo crediamo che l'educazione e l'informazione dei propri ragazzi debba essere lasciata ai rispettivi genitori. Lo Stato potrebbe al massimo dare delle indicazioni, come si fa con le etichette dei giocattoli, ma nessuno impedirebbe ad un genitore di scegliere -o ad un ragazzo di giocare- un gioco non indicato per una certa eta'.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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