CHIESA ROMANA E PRESERVATIVI. ANCORA TROPPO POCO E SEMPRE GRANDE RESPONSABILITA' PER L'AIDS. INTERVENGA L'ONU
Firenze, 21 aprile 2006. Il confronto tra il cardinale Carlo Maria Martini e il bioeticista Ignazio Marino, pubblicato sul settimanale L'Espresso e' sicuramente interessante perche' rinnova una politica abituale della Chiesa romana:adeguarsi ai tempi per cavalcarli comunque, si' da diffondere il verbo della propria Chiesa a beneficio di una umanita' giudicata bisognosa. Tutto a beneficio di chi, religioso per quella Chiesa, vedra' in qualche modo accettati comportamenti che, pur essendo abituali, erano messi all'indice. E comunque non e' una novita' per la Chiesa romana, basti pensare a quanto ci hanno messo per accettare pratiche come l'autopsia o quanto ci hanno dovuto mettere per superare i vari anatemi contro la terra rotonda. La Chiesa romana e' cosi, conviviamo con essa e, soprattutto, ci convivono, con tutte le loro contraddizioni chi, credendoci e seguendola, fa quotidianamente il contrario (fecondazione assistita, contraccezione chimica e no, eutanasia, divorzio, aborto, sesso fuori del matrimonio, etc...).
Rispetto a tutte le chiusure su cui il cardinale Martini ha rimesso in discussione le indicazioni di comportamento della sua Chiesa, ce n'e' una, in particolare, che lascia ancora attoniti: il preservativo. La lancia spezzata ad un suo possibile uso nell'ambito di una coppia in cui uno dei coniugi sia malato di Aids, e' come pretendere di curare l'Aids con un "pannicello caldo". Il fenomeno e' talmente disastroso, specie in Africa, che questa apertura da parte di chi, come la Chiesa romana, e' in prima fila in quel Continente per cercare di alleviare le sofferenze umane, e' poco, troppo poco, drammaticamente poco.
Il contrasto da parte dello Stato Vaticano in sede Onu contro politiche demografiche sul preservativo e' ancora un macigno, complice del continuo propagarsi dell'Hiv/Aids, e non possiamo aspettare ancora chissa' quanti decenni o secoli perche' questa Chiesa si adegui ad un esistente che e' sempre piu' disseminato di cadaveri.
Da parte nostra stiamo cercando di dare un contributo perche' questo condizionamento cessi, non nelle coscienze, che' ognuno e' libero di seguire e praticare cio' che ritiene piu' opportuno, ma nelle istituzioni. Da qui il nostro rilanciare con forza la petizione al Segretario Generale dell'Onu di rivederne la partecipazione come "Stato non-membro, Osservatore Permanente". Crediamo che lo Stato del Vaticano -il Governo della Chiesa Cattolica Romana- dovrebbe partecipare alle Nazioni Unite cosi' come fanno le altre religioni del mondo, come organizzazione non-governativa. Cosi' non potra' continuare a condizionare da una posizione confessionale-statale cio' che invece sarebbe solo patrimonio delle coscienze dei singoli. Qui la nostra iniziativa: www.aduc.it/holy
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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