Domenica 7 giugno 2026
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LA CLANDESTINITA' DELL'ABORTO FARMACOLOGICO STA CREANDO I SUOI MOSTRI E LE VITTIME SONO SEMPRE LE DONNE PIU' DEBOLI. DOBBIAMO CONTINUARE A FARCI MALE?

Comunicato ·

Firenze, 8 Ottobre 2005. L'avvio della sperimentazione (speriamo in via definitiva) della pillola abortiva RU486 all'ospedale Sant'Anna di Torino, e' occasione perche' si cominci a parlare delle tecniche abortive, si' da favorire nel modo piu' indolore possibile (fisico e psicologico), nonche' piu' economico, l'interruzione di gravidanza.
E si viene a scoprire che il divieto che c'e' stato fino ad oggi, non ha certo impedito che si facesse uso di questo metodo che pero', proprio perche' fatto in clandestinita', invece di favorire e rendere meno traumatico l'intervento, ha solo peggiorato la situazione.
A livello di informazione diffusa si scopre solo in questi giorni che l'effetto abortivo e' dato dalle prostaglandine, per cui un prodotto in vendita in farmacia per trattamenti contro l'ulcera (misoprostol) che contiene queste sostanze, svolge egregiamente la sua funzione abortiva; e' venduto dietro presentazione di ricetta medica, ma si sa' che questa e' un optional (anche se spesso per veri e propri motivi pratici, quale la difficolta' di trovare un medico d'urgenza per la prescrizione).
Questo e' quanto non si puo' non determinare quando una situazione non e' legale da noi, ma lo e' in tutti i Paesi che ci circondano e con cui abbiamo abitualmente scambi di tutti i tipi.
Era cosi' con Francia, Svizzera e Gran Bretagna quando in Italia l'aborto era un reato contro la stirpe, con fiumi di donne che andavano ad abortire in questi Paesi e altrettanti fiumi che praticavano l'interruzione di gravidanza clandestinamente (con gli annessi e connessi pericoli per la salute e non solo), per cui non si capisce perche' non dovrebbe essere altrettanto per l'aborto farmacologico. Con le dovute differenze e dimensioni del fenomeno, ovviamente, perche' comunque l'aborto e' legale nel nostro Paese, ma confrontandosi con le nuove situazioni sociali. Quando l'aborto era illegale, le donne benestanti ricorrevano a costosissimi ginecologi compiacenti, in genere senza conseguenze sanitarie; quelle disgraziate con pochi soldi andavano da praticoni e mammane, spesso con conseguenze sanitarie disastrose; mentre alcune piu' informate, con qualche centinaio di mila lire, volavano verso Londra o andavano in treno in Svizzera o nella Costa Azzurra francese. Oggi cosa succede? Le donne italiane piu' o meno ricorrono alle strutture sanitarie pubbliche per l'intervento chirurgico; alcune (pochissime) vanno all'estero per quello farmacologico; e le disperate del nostro 2000 (essenzialmente extracomunitarie, clandestine o meno che siano) hanno preso il posto delle disperate italiane di un tempo: medici senza scrupoli (vedi il caso della clinica Spallone a Roma, o le cliniche cinesi ad hoc), praticoni vari e, per l'appunto, pillole abortive fai da te (pare che non siano poche le donne di questa categoria che, in seguito a perdite di sangue dopo l'uso non controllato di prostaglandine, ricorrono poi alle cure ospedaliere, cosi' come denunciato da un medico padovano al recente congresso di ginecologia di Bologna).
E' evidente che questa situazione e' determinata da ritardi politici e scelte discutibili, inutilmente ideologiche. I ritardi politici sono quelli di un Parlamento e di un Governo distratti e attenti piu' che altro a non infastidire i presunti protettori ecclesiali del loro potere, piuttosto che a tutelare la salute dei loro amministrati. Le scelte discutibili sono quelle di coloro che, pur ideologicamente contrari all'aborto, non vogliono prendere atto della legalita' di questa pratica nel nostro Paese e, cinicamente e incivilmente, preferiscono boicottare qualunque minore sofferenza per chi lo pratica nel rispetto della legge... con il risultato di fomentare clandestinita' e relative conseguenze.
Ci domandiamo se il ministro della Salute, Francesco Storace, abbia compreso l'assurdita' della situazione. A che serve sperimentare a Torino un farmaco usato da decenni in tutto il mondo, imponendo anche un'ospedalizzazione -costosa e deprimente, quanto inutile- che e' proprio il contrario dei diversi vantaggi tipici della RU486? Se questa scusa della sperimentazione l'affianchiamo ai disastri del "mercato" clandestino in atto, ci domandiamo fino a quando dobbiamo continuare a farci male.
A questo indirizzo tutte le informazioni sull'aborto farmacologico e una petizione che ne chiede l'introduzione in Italia: clicca qui
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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