COME GESTIRE INTERNET: BENE E MALE? IL RIFERIMENTO DEGLI USA
Firenze, 19 Novembre 2002. Il Governo Usa di George W.Bush ha sottoscritto la Convenzione contro il cybercrime, ma non ha intenzione di fare altrettanto con un Protocollo aggiuntivo con cui si vogliono mettere fuori legge i siti in cui si fa propaganda al razzismo o alla xenofobia. Sarebbe una violazione del Primo Emendamento della Costituzione Usa: "Il Congresso non potra' fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, o per proibirne il libero culto; o per limitare la liberta' di parola o di stampa; o il diritto che hanno i cittadini di riunirsi in forma pacifica e di inoltrare petizioni al Governo per la riparazione dei torti subiti".
Una situazione del genere non e' una novita'. Infatti i diversi Governi, specialmente europei, che ogni tanto cercano di perseguire questo o quell'altro sito Internet perche' pubblica cose per loro sconvenienti, hanno sempre trovato un muro invalicabile quando questi siti sono soggetti al diritto Usa. Ci sono state anche sentenze di tribunali che hanno obbligato i provider su cui hanno ospitalita' questi siti, ad inibirne l'accesso nel loro territorio nazionale di competenza. Ci sono sempre piu' frequentemente procure della Repubblica che, in Italia, in nome di presunti reati d'opinione, intimano l'oscuramento di questo o quell'altro sito. Cosi' come ci sono Governi che, per concedere diritti di presenza sul proprio territorio, forniscono ad un provider -quanto ad un motore di ricerca- l'elenco dei siti che non devono poter essere visti e/o trovati per chi, sotto la loro giurisdizione territoriale, va in Internet.
Sono due "scuole" a confronto. Non nuove a ritrovarsi ad un punto di stallo. Due concezioni e pratiche della liberta', in assoluto e di comunicazione/informazione, che proprio in Internet, grazie alla duttilita' e incontrollabilita' del mezzo, riescono meglio a contrapporsi. E sono due "scuole" che, di conseguenza, generano non solo giurisprudenza, ma anche norme e leggi.
Una situazione che ci genera una riflessione storica e pratica.
Nel primo caso (riflessione storica) ricordiamo che nella seconda guerra mondiale, in una Europa (tenendo fuori la Gran Bretagna, come del resto i britannici hanno sempre fatto, tenendosi fuori da soli) dilaniata e massacrata dalle ideologie, dove le norme e le leggi erano fatte da repubbliche democratiche e/o dittature, tutte, ovviamente, per il bene degli amministrati . quasi sull'orlo del baratro, furono gli Usa (che gia' vivevano sotto l'egida del Primo Emendamento) ad avere la maggiore responsabilita' della nostra liberazione dal nazismo.
Nel secondo caso (riflessione pratica), a meno che non si decida di alzare degli improbabili ostacoli per il movimento delle idee e delle merci tra Europa e Usa, quest'ultimo Paese esistera' sempre -con il suo Primo Emendamento- come terra d'asilo per tutto cio' che sara' vietato in Europa, e che nello stesso tempo sara' fruibile in Europa grazie a Internet (pur e anche con tutti i divieti che le leggi nazionali o dell'Unione potranno approvare per inibire la visione di certi siti).
Una riflessione che ci porta a concludere che siamo di fronte ad una lotta impossibile. Quasi impari. Cioe' quella della liberta' che tutela se stessa con la liberta', e quella della dichiarata liberta' che vorrebbe tutelare se stessa con i divieti.
Insomma, una sorta di lotta con la contrapposizione tra bene e male, con la percettibilissima sensazione che si tratti di due categorie inesistenti se non nella coscienza di ognuno.
Una situazione da cui nascono e muoiono le politiche economiche e sociali, quelle dei consumi e quelle delle produzioni. Chi e' ciclicamente in crisi e gira sempre intorno ai problemi? Chi trova sempre in se stesso le energie per risollevarsi dalle crisi?
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Una situazione del genere non e' una novita'. Infatti i diversi Governi, specialmente europei, che ogni tanto cercano di perseguire questo o quell'altro sito Internet perche' pubblica cose per loro sconvenienti, hanno sempre trovato un muro invalicabile quando questi siti sono soggetti al diritto Usa. Ci sono state anche sentenze di tribunali che hanno obbligato i provider su cui hanno ospitalita' questi siti, ad inibirne l'accesso nel loro territorio nazionale di competenza. Ci sono sempre piu' frequentemente procure della Repubblica che, in Italia, in nome di presunti reati d'opinione, intimano l'oscuramento di questo o quell'altro sito. Cosi' come ci sono Governi che, per concedere diritti di presenza sul proprio territorio, forniscono ad un provider -quanto ad un motore di ricerca- l'elenco dei siti che non devono poter essere visti e/o trovati per chi, sotto la loro giurisdizione territoriale, va in Internet.
Sono due "scuole" a confronto. Non nuove a ritrovarsi ad un punto di stallo. Due concezioni e pratiche della liberta', in assoluto e di comunicazione/informazione, che proprio in Internet, grazie alla duttilita' e incontrollabilita' del mezzo, riescono meglio a contrapporsi. E sono due "scuole" che, di conseguenza, generano non solo giurisprudenza, ma anche norme e leggi.
Una situazione che ci genera una riflessione storica e pratica.
Nel primo caso (riflessione storica) ricordiamo che nella seconda guerra mondiale, in una Europa (tenendo fuori la Gran Bretagna, come del resto i britannici hanno sempre fatto, tenendosi fuori da soli) dilaniata e massacrata dalle ideologie, dove le norme e le leggi erano fatte da repubbliche democratiche e/o dittature, tutte, ovviamente, per il bene degli amministrati . quasi sull'orlo del baratro, furono gli Usa (che gia' vivevano sotto l'egida del Primo Emendamento) ad avere la maggiore responsabilita' della nostra liberazione dal nazismo.
Nel secondo caso (riflessione pratica), a meno che non si decida di alzare degli improbabili ostacoli per il movimento delle idee e delle merci tra Europa e Usa, quest'ultimo Paese esistera' sempre -con il suo Primo Emendamento- come terra d'asilo per tutto cio' che sara' vietato in Europa, e che nello stesso tempo sara' fruibile in Europa grazie a Internet (pur e anche con tutti i divieti che le leggi nazionali o dell'Unione potranno approvare per inibire la visione di certi siti).
Una riflessione che ci porta a concludere che siamo di fronte ad una lotta impossibile. Quasi impari. Cioe' quella della liberta' che tutela se stessa con la liberta', e quella della dichiarata liberta' che vorrebbe tutelare se stessa con i divieti.
Insomma, una sorta di lotta con la contrapposizione tra bene e male, con la percettibilissima sensazione che si tratti di due categorie inesistenti se non nella coscienza di ognuno.
Una situazione da cui nascono e muoiono le politiche economiche e sociali, quelle dei consumi e quelle delle produzioni. Chi e' ciclicamente in crisi e gira sempre intorno ai problemi? Chi trova sempre in se stesso le energie per risollevarsi dalle crisi?
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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