Mercoledì 10 giugno 2026
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Concorrenza commerciale. Disegno di legge… povera Italia!

Comunicato · Vincenzo Donvito ·
 Sembra incredibile, ma e' vero. Il nostro Parlamento sta nuovamente affrontando alcune questioni della concorrenza commerciale che sembravano risolte o sulla buona strada per esserlo, e le sta affrontando per far tornare indietro le lancette del tempo, cioe' chi e come e quando e cosa deve vendere tizio e caio. Ma non era grossomodo stato tutto risolto con la legge del Governo Monti (“Salva Italia” nel 2011)? Troppo facile... Siamo nel Paese delle corporazioni che sembrano eterne, anche se le nuove leggi dovrebbero in qualche modo scoraggiarle a continuare ad essere tali. Nella fattispecie, le maggiori corporazioni sono le associazioni dei commercianti cosiddetti piccoli: pur se tutto il mondo economico va in modo diverso, continuano a credere ed a voler imporre il loro credo fatto di licenze, prebende, rendite di posizione, presunte professionalita' senza responsabilita', etc…. Insomma un'Italia dei negozi del secolo scorso, quando i consumatori e gli utenti erano solo clienti (cioe' soggetti non autoconsapevoli, ma affezionati anche per mancanza di alternative), Internet non esisteva e per acquistare qualcosa di esotico ed economico bisognava attendere la benevolenza di quei venditori ambulanti che dicevano di portare la loro merce dalle Indie.
Corporazioni che trovano riscontro in diversi rappresentanti parlamentari, eletti e rinnovabili anche col ricatto dell'isolamento dalla cosiddetta societa' reale (voti e clientele elettorali).
Ecco quindi che il nostro Parlamento discute di orari degli esercizi commerciali, cercando di imporre alle citta' turistiche (Roma, Firenze, Venezia, etc) di non aprire i battenti per almeno sei giorni l'anno. Impedendo che i centri commerciali possano vendere la benzina, ovviamente con le relative logiche di sconto e di promozione (1). I libri non si possono vendere facendo lo sconto che si ritiene opportuno, ma al massimo del 15% (2). I divieti di vendere farmaci di fascia C, a meno che non si abbia una vera e propria farmacia all'interno della propria struttura commerciale (3).
Ma un guizzo di illuminante reazione da parte dei parlamentari contro queste prospettive buie, antieconomiche, degradanti… anche solo osservando Paesi, come gli Usa, dove alle crisi diffuse riescono a reagire ed ottenere successi grazie al loro sistema liberalizzato e deregolamentato? Per questi nostri politici, piu' che oltre Oceano, sembra che queste economie siano su Marte, irraggiungibili e incomprensibili.
Che miseria istituzionale. C'e' da stupirsi se sempre meno elettori vanno a votare? Se l'evasione fiscale continua imperterrita con percentuali da fare invidia a non pochi disgraziati e colonizzati Paesi delle parti piu' povere del mondo? Se si alimenta la cultura e la pratica dell'illegalita' amministrativa, fiscale, economica e politica? No! Noi non ci stupiamo. Sono stati messi in funzione meccanismi di autodifesa che l'individuo, per sua stessa natura, non puo' non attivare. I metodi per disattivare questi meccanismi ci sarebbero: mercato, concorrenza, liberta' e democrazia economica… ma per ora si studiano -quando si studiano- solo all'Universita'.

(1) chi lo volesse fare dovrebbe vendere obbligatoriamente anche gas metano o gpl, con problemi di costi e di sicurezza antieconomici.
(2) metodo “illuminante” di come continuare a tenere, e continuare a far deperire, un settore in forte crisi di mercato.
(3) noto a tutti che, per l'acquisto di un tradizionale farmaco di fascia C come l'aspirina, la funzione professionale del farmacista e' indispensabile….. 
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