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CONSUMI SOLIDALI E LA NECESSITA' DELL'INFORMAZIONE. IL CASO DEI DS DI FIRENZE
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Comunicato 
14 luglio 2004 0:00
 

Firenze, 14 Luglio 2004. Da uno stralcio di un comunicato stampa dei Ds di Firenze di oggi, leggiamo: "I visitatori della Festa de l'Unita' 2004 non troveranno prodotti Nestle', Philip Morris, Coca Cola e Pepsi, marchi simbolo dello sfruttamento dei lavoratori, delle risorse e delle popolazioni del sud del mondo, responsabili di un impatto ambientale ormai insostenibile. Come alternativa all'omologa bibita americana arriva la Mecca Cola, bevanda prodotta da una societa' italo-palestinese che destina il 10% degli utili ad iniziative di beneficenza e sviluppo nei territori palestinesi e un altro 10% ad organizzazioni Onlus europee".
Tralasciamo ovviamente l'aspetto politico della questione, su cui non abbiamo nulla da dire.
Chiediamo invece agli organizzatori di questa festa di non limitarsi agli slogan, ma di essere completi nell'informazione, spiegando ai consumatori di questi prodotti di larghissimo consumo che non potranno gioirne frequentando una festa importante come questa, i particolari di questi sfruttamenti di lavoratori, risorse e popolazioni. Incluso il fatto che queste aziende, quando il loro torto e' stato riconosciuto da un tribunale, hanno pagato per i loro errori (le multe della Philip Morris, per esempio, anche se riguardano la salute dei consumatori e non lo sfruttamento, sono all'ordine del giorno un po' dovunque).
E chiediamo anche che su questo 20% che Mecca Cola eroga in beneficenza e aiuti umanitari, si informino i consumatori non restando sul vago, andando sullo specifico.
Le feste de l'Unita' sono un momento ludico e culturale importante, che attraggono milioni di persone. Nella citta' di Firenze, poi, dopo la riconferma dell'amministrazione del presidente dell'Anci, questa festa assume una dimensione ed un'attenzione piu' determinata, perche' si tratta del partito di Leonardo Domenici. E far si' che ognuno sia informato su perche' si consiglia un consumo piuttosto che un altro, ci sembra quantomeno doveroso.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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