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Droga a Genova. Stato assassino? Succede in democrazia, ma proprio perche’ tale ci sarebbero gli anticorpi
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Comunicato di Vincenzo Donvito
14 febbraio 2017 7:40
 
 Un giovane di 16 anni, a Genova, si e’ buttato dalla finestra mentre era in corso una perquisizione da parte della guardia di finanza. E’ morto. A scuola, durante una perquisizione dei militari, si era autodenunciato per il possesso di un po’ di hashish ed aveva detto che ne aveva altrettanto a casa, dove i finanzieri lo hanno portato per avvisare i suoi genitori, hanno avuto il corpo del reato e -madre presente- non si sono accorti di come maturava e si e’ compiuto il gesto suicida. Di congetture ne abbiamo lette tante, ma capiamo solo che non sapremo mai il motivo esplodente che ha portato il sedicenne al suicidio; ormai fa parte della sua storia; ormai e’ un dramma per i suoi genitori, i suoi amici e tutti noi cittadini. Un dramma che accade in un Paese democratico, dove c’e’ informazione, c’e’ liberta’. Un nostro figlio e’ morto per colpa nostra. Lo abbiamo ucciso noi, che non siamo riusciti a metterlo in condizione di vivere la sua vita. Anzi: gli abbiamo indicato come viverla violando la legge. A questa amara constatazione di sconfitta c’e’ ancora chi risponde con cose tipo “bisognava impedirgli di usare la droga” o “ecco cosa accade a non star dietro ai figli e lasciarli condizionare dagli spacciatori di morte”, etc. Tutto il bagaglio di coloro che sono stati artefici, e continuano a sostenere, le attuali leggi in materia di droghe. Tutti coloro che continuano a non voler rendersi conto di aver fallito, di aver comunicato male, di aver assecondato un mondo esterno che prospera e specula sui divieti pruriginosi delle culture e delle ideologie. Sento gia’ l’eco di qualcuno “se fosse stato mio figlio, due ceffoni e vedi come non avrebbe avuto la roba a scuola e a casa”. Poveraccio -questo qualcuno- che qualcun altro ha anche mandato in Parlamento per rappresentarci tutti, e che dovrebbe raccogliere ed interpretare i segnali degli individui e della societa’ per trasformarli in leggi. Poveracci i militari e i poliziotti che -”il dovere e’ dovere”, “si obbedisce senza discutere”- devono essere testimoni e causa (si’, purtroppo anche per loro, ma anche “causa”) di episodi come questo di Genova. Poveracci i genitori e gli amici che con disperazione si chiederanno “perche’”. E poveracci tutti noi che sentiamo il peso e la responsabilita’ della cosa civica, umana e politica, che ci chiediamo lo stesso “perche’”.
In teoria e in pratica, una democrazia ha gli anticorpi per rimediare a cio’ che non funziona. Perche’ se c’e’ morte, c’e’ sempre qualcosa che non funziona, anche se qualcuno non lo capisce. In democrazia si fanno errori, tanti. Come la permanenza di leggi che inducono lo Stato giustamente a farle rispettare e i cittadini ad abituarsi a non rispettarle perche’ non rispondono alle loro esigenze, ai loro desideri, ai loro bisogni, alle loro aspettative (non e’ cosi’, per esempio e per eccellenza, anche con l’evasione fiscale che tutti pratichiamo nella quotidianita’?). Ma la democrazia ha gli anticorpi, altrimenti non sarebbe tale. E, purtroppo anche dagli errori, dovrebbe imparare. Non farlo sarebbe suicida; suicidio collettivo in questo caso. La parola a chi di dovere. Nel rispetto del lutto per il sedicenne di Genova. Perche’ sia l’ultimo.
Appello. Decisori, cambiate le leggi che criminalizzano, anche e soprattutto nelle teste dei vostri amministrati come il sedicenne genovese, sostanze che hanno gli effetti sugli individui come un bicchiere di vino, ma sulla collettivita’ come una bomba dilaniante e assassina. Quello di Genova e’ un delitto, e la mano che ha armato l’assassino e’ la vostra. Anche se l’assassino era dentro la vittima.
 
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