GLI ERRORI DELLA MEDICINA TRADIZIONALE. MAI SOTTOVALUTARE GLI ASPETTI PSICOLOGICI, CHE SONO NEMICI ANCHE DELLE TECNICHE MEDICHE PIU' AVANZATE
Firenze, 21 settembre 2004. Da uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology si e' data notizia che, anche le piu' avanzate tecniche di angioplastica non salvano il paziente quando esiste una forma depressiva sottostante.
Non e' la prima volta che la medicina ufficiale trova difficile credere che l'aspetto psicologico, e le componenti integrate emotive ed affettive, abbiano un ruolo principale in un processo patogenetico.
La faccenda allarmante sta nel fatto che si spendono fior di quattrini per finanziare studi che dovrebbero essere dati per scontati.
Da questo studio condotto da una equipe olandese, si e' definita una classe "B", inserendovi persone dalla personalita' con un sottofondo di depressione, e con difficolta' di relazioni interpersonali. A questo punto, viste le circostanze epidemiologiche, che avevano innalzato il rischio di ripercussione cardiaca del soggetto "B" di almeno 5 volte in piu' rispetto al soggetto normale, si era pensato di "monitorare" i pazienti, ancor prima dei controlli cardiaci, dal punto di vista psicologico-psichiatrico.
Questo perche', esistendo una forma di inadeguatezza e di sottostante depressione, il rischio che un intervento terapeutico cardiaco non funzionasse, sarebbe stato possibile. In uno studio del tutto simile, effettuato in Gran Bretagna, dove si erano valutati gruppi di persone, trovando una maggiore morbilita' patogenetica in gruppi di single rispetto agli individui sposati, non si davano per nulla evidenza agli aspetti psicologici, e si consideravano cause di morbilita' soltanto componenti del tutto estranee, quale la vita piu "intensa" del single rispetto all'uomo sposato. Nello studio, non c'era riferimento alle componenti emotive dell'individuo.
Questo metro di valutazione clinica, dimostra come e' grande il divario culturale tra discipline mediche ufficiali ed olistiche, e come, la medicina ufficiale, continui inesorabile lungo una via di codifica umana sotto principi artefatti, che spesso trovano enormi sbandamenti in acquisizioni e scoperte che, per la medicina olistica, sono aspetto centrale della dottrina e della conoscenza.
Ricordo quando, soltanto lo scorso Settembre 2003, si dava per sbalorditiva la scoperta che il nascituro prima della nascita si muoveva e "sembrava" esprimere emozioni.
In Medicina Olistica, cultura formazione e dottrina esprimono da sempre mente e corpo come una componente indissolubile. Questo ancor prima della nascita, quando l'essere e' nel grembo materno. Tiutto cio' palesa il grande divario culturale, che impedisce un incontro ed una integrazione tra le due culture mediche.
Ma si tratta di differenza culturale, o forse semplicemente di interessi, grandi interessi economici? Non potrebbero essere tali, i sotterranei motivi, per cui si tengono estranee e lontane, alla formazione universitaria, le conoscenze di dottrine sagge e antichissime, come ad esempio la medicina tradizionale cinese? Che senso ha non garantire all'operatore medico un tale bagaglio culturale? Come mai, osteggiate e denigrate dalla cultura accademica universitaria, salvo poi integrarle nelle prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale, e riconosciute efficaci e risolutrici?
Intanto si spendono quattrini nell'organizzare simili inutili ricerche come quella del Journal of the American College of Cardiology, per asserire quanto sbalorditivo per loro, e normale per noi.
Tuttavia, tali cifre sono irrisorie rispetto a quanto viene investito nel "trovare" molecole di sintesi efficaci, che daranno vita al nuovo farmaco chimico, sul tavolo del medico.
Non sembra proprio una modalità "integrale" per migliorare la salute umana. Basti pensare, a quanto e' accaduto e sta ancora accadendo per la ricerca con le cellule staminali embrionali, su cui auspichiamo che il referendum per abrograne il divieto raggiunga le firme necessarie e sia sottoposto al voto degli italiani.
Bibliografia. Pedersen S, Lemos P, Van Vooren P, Liu T et al. Type D personality predicts death or miocardial infarction after bare metal stent or sirolimus-eluting
Giuseppe Parisi, consulente Aduc (medico chirurgo, esperto in terapie non convenzionali)
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