Lunedì 8 giugno 2026
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EURISPES. 2050: 124 PENSIONATI E 100 LAVORATORI

Comunicato ·


COME NON ARRIVARCI ACCORGENDOSENE TROPPO TARDI: AL PRIMO POSTO LA POLITICA DEI CONSUMI E, SOPRATTUTO, DI UNA INTELLIGENTE PREVISIONE DEGLI STESSI

Firenze, 10 Agosto 2002. L’Eurispes ha diffuso un suo studio sull’invecchiamento della popolazione, dove, considerando un Pil in crescita costante del 3%, nel 2050 ci dovrebbero essere 100 lavoratori che pagheranno le pensioni a 124 persone. Il rimedio paventato dall’Istituto e’ quello di far lavorare gli ultra sessantacinquenni. Preoccupandosi, pero’, di quella che viene chiamata "una miscela esplosiva", cioe’ il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione. Inoltre l’Eurispes se la prende con quello che definisce il "nomadismo occupazionale", cioe’ il continuo cambiamento di settore produttivo e attivita’ del lavoratore; definendolo come il risvolto piu’ negativo della flessibilita’, condizionando la contribuzione previdenziale e compromettendo le future rendite pensionistiche. Il rapporto conclude auspicando una revisione degli attuali meccanismi ed istituti previdenziali, per evitare che l’aumento della flessibilita’ nel mercato del lavoro si traduca in una precarizzazione dei diritti.
I dati dell’Eurispes sono interessanti, al di la’ delle preoccupazioni per le prospettive previdenziali (sul cui merito non entriamo per mancanza di specifica competenza, e su cui ci sentiamo di condividere lo sblocco dell’obbligo pensionistico a 65 anni, e di manifestare perplessita’ sulla negativita’ di quello che viene chiamato "nomadismo occupazionale") anche per un altro aspetto, i loro risvolti sui consumi. Cioe’ abbiamo una societa’ che nel 2050 dovrebbe avere 124 persone oltre i 65 anni a fronte di 100 al di sotto di questa soglia. E quindi, essendo la nostra una economia che tendenzialmente e’ di mercato e dovrebbe piu’ divenirla, per non fare le politiche del gambero, bisognera’ considerare il rapporto produzione/consumo in questa prospettiva.
Le aziende dovrebbero sempre piu’ produrre in considerazione di questo target di consumatori, pena un mercato che offrira’ prodotti in maniera sbilanciata rispetto ai potenziali consumatori.
Di conseguenza ci vorranno politiche che incentivino in questa direzione, sia da parte dei privati che da parte dello Stato. Inoltre questa prospettiva del 2050 non riguardera’ solo l’aspetto produttivo, ma anche quello dei servizi, anche qui sia privati che pubblici.
L’alternativa a questa considerazione e’ ritrovarsi impreparati e fare le cose di fretta, e quindi male. Oppure –altamente probabile visto l’andazzo delle politiche di previsione nel Belpaese- continuare ignorando i dati dell’Eurispes e ritrovarsi nel 2050, per esempio, con un mercato che offre prodotti di consumo essenzialmente per i giovani e con i consumatori che sono per due terzi con piu’ di 65 anni. O ritrovarsi (com’e’ oggi) con sistemi di trasporto pubblico fortemente penalizzanti gli anziani (che saranno anche qui i due terzi della popolazione e non poco piu’ della meta’ come oggi), o con citta’ che (sempre com’e’ oggi) per essere fruite dai suoi abitanti, necessitano che questi ultimi siano degli atleti in permanente corsa ad ostacoli.
Considerazioni che giriamo ai nostri governanti, perche’ su di esse vi investano, senza –ripetere fa bene- vagamente rendersene conto quando si e’ gia’ dentro questa situazione, e dove ogni politica e’ terribilmente piu’ costosa e piu’ difficile.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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