Sabato 6 giugno 2026
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FESTA DELLA POLIZIA PENITENZIARIA. LA REALTA' DIETRO LA FACCIATA E SOPRATTUTTO DIETRO IL GRANDE E IMPOSSIBILE IMPEGNO DEGLI AGENTI

Comunicato ·

Firenze, 16 Giugno. In occasione della festa della Polizia Penitenziaria, il presidente della Repubblica ha inviato un messaggio di saluto e di ringraziamento per l'opera svolta da questo corpo. Ed ha anche ricordato che questi agenti sono ".. in una situazione complessa e talvolta problematica delle strutture entro le quali operano ....".
Certamente il presidente Ciampi ha messo il dito su una delle tante piaghe del nostro sistema penitenziario, a livelli emergenziali tali che altrimenti non potrebbe essere, visto lo stato di quel sistema giudiziario che gli procura la "materia prima". E non ci sentiamo di offendere alcuno, neanche e soprattutto i detenuti, chiamandoli "materia prima", perche' quando buona parte delle carceri ospitano anche piu' del doppio del numero dei detenuti per cui sono state progettate, la declassificazione degli individui a "materia" e' il minimo che ci possa venire in mente.
Per dare corpo alle parole del presidente Ciampi, vogliamo fare solo un esempio che valga per tutto il nostro Paese.
I dati risalgono a domenica 13 giugno, e sono relativi al carcere di Sollicciano di Firenze. I detenuti sono 1044, ospitati in una struttura concepita per 450 persone. E poi c'e' il dato scandaloso della polizia penitenziaria: per la struttura con 450 detenuti ci dovrebbero essere 700 agenti. Invece, con 1.044 reclusi l'organico di agenti penitenziari e' di 297!!!
Suicidi, fughe, violenze, disagi, problemi sanitari, etc. all'ordine del giorno? Rimandiamo alle cronache non segretate di una qualunque giornata.
E continuando col messaggio del presidente Ciampi, quando dice, sempre riferito agli agenti penitenziari, "... perseguendo con tenacia la finalita' chiaramente indicata dalla Costituzione della Repubblica, che considera scopo essenziale della pena la rieducazione del condannato ....", non possiamo non chiederci come, pur con tutta la buona volonta' dei comandanti e dei singoli agenti, si possa perseguire questo fine in queste condizioni.
Non ci stancheremo mai di ricordare, a noi stessi e alle nostre autorita', che -parafrasando Alexis de Toqueville- la civilta' giuridica, civica ed umana di un Paese si comprende e si misura dallo stato in cui versano le sue galere. Le condizioni di vita dei reietti (tali o presunti), nonche' dei mezzi di coloro che sovrintendono all'azione dello Stato per la rieducazione, non ci sembrano rispondere ad alcun tipo di condizioni minime della civilta'.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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