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Fine-vita/Consulta. Per una legge che renda praticabile questo nuovo diritto
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Comunicato di Vincenzo Donvito
27 settembre 2019 13:33
 
  Il presidente della Federazione degli Ordini dei medici ci ha tenuto a sottolineare che i medici non hanno intenzione di assumersi nessuna responsabilità per la presa d’atto della decisione di una persona di porre fine alla propria vita. Decisione già possibile da ora dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito, in attesa di una legge che lo regolamenti.
Significativa la presa di posizione di un medico come Silvio Viale, che ha tenuto a precisare che lui fa il medico e non l’obiettore a prescindere. Ma temiamo che questo non basterà a convincere i nostri legislatori a fare una legge ad uso e consumo di coloro che potranno voler utilizzare questo diritto.
Non sarebbe una novità nella nostra legislatura che, quando un diritto viene riconosciuto in quanto tale da parte dei massimi organismi del Diritto, il legislatore opera, se non proprio in modo difforme, quantomeno in modo che l’esercizio di questo diritto viene menomato e (scientemente?) lasciato “al buon cuore” di coloro che ne sono contrari.
E’ stato così per l’aborto, la cui pratica ancora oggi è difficile e deve scontrarsi con la latitanza di molte strutture sanitarie che vengono meno ai loro obblighi, costringendo diverse donne ad un “turismo dell’aborto” (anche in altri Paesi) financo alla clandestinità in patria.

E temiamo che sarà altrettanto per questo nuovo diritto!

E’ questa la volta buona perché il legislatore prenda atto che è negativo limitare l’esercizio di un diritto individuale affidandone la decisione al diretto interessato? E’ questa la volta buona perché il legislatore prenda atto che non servono le concessioni a chi la pensa in modo contrario, se non a snaturare il diritto appena affermato? Certo, gli avversari del diritto a disporre della propria vita ci sono, ma compito di una legislazione che afferma il contrario di ciò che queste persone sostengono, non è di venire incontro a queste persone (per autorevoli che possano essere, come la Chiesa cattolica-romana), ma solo di consentire che a costoro non siano posti limiti di espressione e di uso degli strumenti democratici per eventualmente passare da minoranza a maggioranza.
Aspettiamo di vedere quali saranno i primi passi in Parlamento, a partire dalle scadenze che non rimandino la normazione del nuovo diritto.
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