Giovedì 4 giugno 2026
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FINITO L'EFFETTO DELLA PATENTE A PUNTI? I PROBLEMI C'ERANO, CI SONO E CI SARANNO, A MENO CHE NON SI COMINCI A PRENDERE IN CONSIDERAZIONE IL PESANTE DEFICIT DELLE ISTITUZIONI E DELLE INFRASTRUTTURE IN MATERIA

Comunicato ·

Firenze, 20 maggio 2006. Secondo un'indagine dell'Ania, l'effetto deterrente sugli incidenti stradali della patente a punti, sarebbe arrivato al capolinea. Gli incidenti, per le auto private non commerciali, nel 2005 sarebbero calati, rispetto al 2004, solo dello 0,4%; un trend comunque che e' risultato stazionario, perche' nel 2004 la riduzione, sempre rispetto all'anno precedente, era stata del dell'1,3%, mentre nel 2003 (quando e' entrata in vigore la patente a punti) il calo fu del 3,6%. Una tendenza al ribasso che -fa sempre notare l'Ania- si era manifestata anche negli anni precedenti: nel 2002, rispetto al 2001, il calo era stato del 6,4%.
Purtroppo questi dati sono una conferma. La patente a punti e' stata capace solo di attenuare il fenomeno, soprattutto nell'immediato della sua introduzione, e mettersi al volante rimane sempre uno dei maggiori pericoli del nostro modello di vita (altro che Aids, influenza aviaria, mucca pazza, etc..: e' piu' probabile essere coinvolto in un incidente stradale che non beccarsi l'Hiv con un rapporto a rischio...).
Dobbiamo per questo rassegnarci e registrare la sconfitta delle campagne di prevenzione, quasi tutte all'insegna della punizione, cosi' come sostanzialmente e' stato dall'introduzione della patente a punti? Se i metodi e le politiche rimangono quelle in corso, non c'e' alternativa alla rassegnazione.
Noi crediamo che la questione sia molto piu' articolata e complicata di quanto qualcuno ha creduto di fare con la patente a punti: se da un lato si tratta di meglio intensificare le campagne di prevenzione e di informazione sulla sicurezza stradale, dall'altro c'e' un aspetto molto sottovalutato fino ad oggi, cioe' la deficienza di strutture e la relativa responsabilita' di chi, preposto a provvedervi, ha preferito investire altrove.
Per meglio suffragare quanto diciamo, pero', non ci risulta che ci siano indagini e studi che facciano rilevare queste deficienze. Allo stato, quindi, dobbiamo solo fidarci di quanto ci viene quotidianamente segnalato dagli automobilisti attraverso la nostra rubrica in Internet "Cara Aduc" (richieste consigli e nostre relative risposte). Su questa base possiamo dire che molto poco viene fatto e pochi stimoli ci sono da parte delle autorita' nazionali nei confronti di quelle locali: viabilita' urbana ed extraurbana da incubo, con segnaletica fatiscente se non addirittura fuorviante, manutenzione delle strade al limite del codice penale... tutto surrogato da accertatori sempre piu' impegnati a far cassa per le proprie amministrazioni che non a far si' che gli utenti di questi disservizi restino vittime di questo sfascio (oltre che della propria incuria e diffusa tendenza al non-rispetto del codice, sull'onda della filosofia che "farla franca" e' sempre possibile).
Non abbiamo ricette magiche in materia, per cui, per il momento, possiamo auspicare che il nuovo ministero (solo perche' nuovo e non perche' guidato da persone di colore politico diverso rispetto ai predecessori), prenda in considerazione questo nostro rilievo e lo trasformi in una sorta di "metodo d'intervento".

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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