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GIUSTIZIA NELL'UE PER I RISPARMIATORI. SICURAMENTE NON DALLA LORO PARTE E COMUNQUE AL CONTRARIO DI QUELLA NAZIONALE
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Comunicato 
11 giugno 2004 0:00
 

Firenze, 11 giugno 2004. Una sentenza della Corte di Giustizia delle Comunita' europee, pronunciata il 10 giugno per la causa C-168/02, in seguito ad un ricorso della Cassazione austriaca, lascia quantomeno perplessi sulla facilitazione degli scambi all'interno dell'Unione.
Vediamo i fatti. Un risparmiatore austriaco si e' sentito truffato da alcuni promotori tedeschi che gli avevano venduto azioni altamente speculative sulla Borsa di Londra senza avvertirlo dei rischi. Ed ha presentato denuncia ad un tribunale del suo Paese, che pero' si era dichiarato incompetente. La Cassazione austriaca ha successivamente posto il quesito della competenza territoriale alla Corte di Giustizia. Che ha ricordato, in base al Regolamento Comunitario 44/2001 del 22/12/2000, che vale il luogo in cui il danno si e' materializzato, oppure la sede del consulente. Nello specifico entrambi questi luoghi sono in Germania, dove il risparmiatore presunto truffato puo' presentare denuncia. Quindi non conta il luogo in cui il patrimonio e' stato danneggiato, nello specifico l'Austria.
In periodo di pieno euro e di stimoli quotidiani a considerare l'Unione come la nostra nuova patria, non e' male scoprire queste norme smaccatamente contro i risparmiatori. Che nel territorio dell'Unione si vedono negati e capovolti i diritti che hanno nel loro specifico Paese: in Italia se faccio causa ad un promotore di Milano ed io abito a Ragusa, posso presentare denuncia al tribunale di Ragusa, sia penale che civile.
Certamente Ragusa e Milano rispondono allo stesso codice civile e penale, mentre cosi' non e', per esempio, tra Milano e Frankfurter. Ma e' proprio qui il problema: se il consumatore e' soggetto primario, perche' diventa secondario in tema di uso della giustizia? Dopo i benefici dell'euro che tutti dobbiamo ancora capire quando arriveranno, nell'Unione quanti casi come questo del Regolamento 44/2001 ci sono?
Chissa' se qualcuno dei candidati al Parlamento Europeo, in questi giorni di campagna elettorale, oltre a parlare dei problemi italiani in e per l'Italia, si e' posto una questione come quella che stiamo evidenziando. Se c'e' stato noi non l'abbiamo visto o sentito.
E non stiamo parlando di cose marginali, perche' se il diritto alla difesa o alla accusa deve essere cosi' costretto, quale risparmiatore o consumatore sara' invogliato verso l'acquisto di prodotti (finanziari o meno) in altri Paesi comunitari? Nessuno, perche' se qualcosa non funziona, chi se la sentira' di andare a fare causa in un altro Paese di cui non si conosce la procedura, magari la lingua e non si ha alcun contatto perche' si e' per esempio acquistato via Internet? Per grossi importi in gioco forse ne vale la pena, ma per il risparmiatore/consumatore tradizionale non c'e' alternativa a tenersi la disfunzione o la truffa. Se poi pensiamo ai prodotti finanziari e ai costi altissimi che la gestione degli stessi hanno in Italia da parte degli intermediari, la voglia di cercarli al di la' dei confini nazionali per non spendere tanto, grazie a queste norme, viene decisamente meno.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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