Sabato 6 giugno 2026
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Imposta consorzi di bonifica a Firenze. Attenzione alle facili sirene che ci possono fare piu’ male. Cosa fare

Comunicato · Vincenzo Donvito ·
C’e’ maretta tra molti contribuenti per le richieste che stanno arrivando per pagare un’imposta al consorzio di bonifica che dovrebbe mantenere la qualita’ ambientale. La maretta e’ perche’, mentre prima a pagare erano solo alcuni residenti di alcune zone, oggi riguarda praticamente tutti i proprietari di appartamenti della citta’. Un balzello che diversa stampa cittadina ha gia’ ben analizzato, denunciando anche l’alto costo dell’apparato burocratico per la sua gestione. Ma che fare, al di la’ dell’arrabbiatura e la voglia di mandare tutto all’aria ed emigrare da qualche altra parte? C’e’, nei termini previsti, da pagare se non vogliamo pagare di piu’. Perche’ la richiesta e’ legittima. E se il problema deve poter essere affrontato, e’ solo in termini politici, cioe’ maggioranze istituzionali che stabiliscono di modificare l’esistente. E’ bene sottolinearlo per evitare che i contribuenti si creino aspettative che poi possono per loro solo essere dannose. Questo vale per:
- chi dice di non pagare e di fare ricorso in giudizio… per poi -secondo noi- ritrovarsi a pagare di piu’, visto che non ci sono appigli giuridici per contestare la pretesa;
- chi dice che mette il proprio ufficio giuridico a disposizione per dar vita ad una class action. A parte la parola magica “class action”, che evoca trame di film americani che perorano l’affermazione dei diritti di utenti e cittadini, la situazione non e’ per niente quella che viene prospettata. Per due motivi: 1) l’azione giudiziaria collettiva (class action il nome “di battaglia”) non e’ praticabile nel nostro Paese visto la legge in vigore che la rende impossibile e costosissima per i proponenti; 2) nelle norme che istituiscono questa imposta, non ci sono elementi normativi che mostrino aspetti illeciti a cui “attaccarsi” per far valere il diritto violato. E’ probabile che ci siano questione relative alla violazione di principi generali costituzionali, ma non e’ la class action che puo’ agire in merito, bensi’ il legislatore che, su questo, potrebbe aggregare nuove maggioranze per modificare la normativa specifica.
Poi ci sono anche coloro che sostengono alternative al tipo di prelievo, tutte da verificare, soprattutto prima di prenderle in considerazione, per non trovarsi poi dalla padella nella brace: sciogliere lo specifico consorzio per affidare direttamente alla Regione la gestione del tutto, balzello fiscale incluso (chi ci dice che non costera’ di piu’ rispetto all’assetto attuale?); far rientrare le spese per gli interventi ambientali oggi pagati da questa imposta, nella fiscalita’ generale della Regione (e anche qui, chi ci dice che questo non comporterebbe un aumento di questa fiscalita’ generale che, notoriamente, non e’ un pozzo senza fondo o una pentola dell’oro?).
Rassegnarsi e, proni al potere, pagare senza fiatare? Non proprio. E’ importante parlarne, denunciare gli alti costi di gestione di questi consorzi, farlo presente alle persone che abbiamo eletto nelle assemblee istituzionali rappresentative perche’ il disappunto e la maretta divengano proposte di nuove norme su cui concretamente costruire alternative, economiche e di metodo.
Questo “flash” di realta’ e’ importante, soprattutto perche’ le battaglie giudiziarie si intraprendono se ci sono possibilita’ di farsi dare ragione, altrimenti sono solo bandiere di qualche contestatore/oppositore alle maggioranze che ci governano, in modo che cresca presumibilmente il loro consenso ma senza un ritorno diretto per noi contribuenti. Non solo, ma c’e’ l’alto pericolo (quasi certezza) che alla fine si vada a pagare di piu’. Quindi, facciamoci meno male ed investiamo su un futuro che dobbiamo/possiamo contribuire a far crescere. E’ ovvio che se qualcuno si sente appagato urlando “tutti ladri”, non lo scoraggiamo, ma e’ un urlo che finisce li’.
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