testata ADUC
Imprese e consumatori. Istituzionalizzare gli illeciti? Il caso della deducibilita' fiscale delle multe Antitrust
Scarica e stampa il PDF
Comunicato di Vincenzo Donvito
8 gennaio 2011 13:17
 
 Le sanzioni dell'Antitrust sono deducibili dal reddito di impresa ai sensi dell'art. 109 del Tuir. Cosi' ha stabilito la Commissione tributaria provinciale di Milano con sentenza 427/03/10. Assume cosi' un conforto anche giuridico quanto da tempo sostengono all'Associazione dottori commercialisti (1) e all'Assonime (associazione fra le societa' italiane per azioni) (2).
E, pur se l'Agenzia delle Entrate ha sempre mantenuto ferma la sua contrarieta' (3) e la Cassazione abbia fatto lo stesso (4), visto che ogni tanto riemerge, vuol dire che non e' questione sopita su cui, le parti interessate, ci hanno messo una pietra sopra.
E' qui, infatti, il “nodo del problema”.
L'Aduc ha a che fare ogni giorno con tanti utenti che ricevono multe per violazione al codice della strada e ci viene chiesto se ci sono gli estremi per contestarle. Una quantita' cosi' grande che, inevitabilmente, contiene anche richieste bizzarre come, per l'appunto, la possibilita' di deduzione fiscale degli importi pagati. Bizzarrie che, invece, non sembrano essere tali quando, invece che materia di comuni mortali, si ha a che fare con le aziende.
Un metodo dell'uso del diritto che trova conforto anche in altri contesti.
Per esempio: se una banca non risponde a tempo debito alle richieste di chiarimenti dell'Arbitro Bancario Finanziario a cui si e' rivolto un risparmiatore che contesta loro qualcosa.. .viene sanzionata? No, viene iscritta in una lista di quelli che rispondono tardi. Ma se un utente, per esempio paga in ritardo la tariffa sui rifiuti urbani (Tarsu o Tia), viene per caso iscritto in una lista di quelli che pagano tardi? No! Paga una penale del 100%; e cosi' con altri esempi della vita quotidiana.
Non solo ma, ancora un esempio su come il meccanismo e' solo penalizzante per gli utenti: i risparmiatori che pagano tardi la rata di un debito finanziario, vengono si' iscritti in una lista di cattivi pagatori, ma questo non e' alternativo al procedimento anche giudiziale che ogni creditore gli intenta; e, come se non bastasse, succede che l'iscrizione a questa lista di cattivi pagatori gli inibisce l'accesso a qualunque altro credito. Succede altrettanto con le banche di cui sopra? Non ci sembra!
C'e' qualcosa che non torna. Soprattutto se consideriamo che la nostra Costituzione ha tra i suoi fondamentali principi quello che tutti sono uguali di fronte alla legge, invece cosi' non e' se, come nel caso nostro, il soggetto e' un'azienda e non un semplice cittadino.
La sanzione, quindi, come fatto abituale di un'azienda? Sembra di si'. E non sarebbe una novita', ma l'istituzionalizzazione di comportamenti gia' molto diffusi, soprattutto nelle telecomunicazioni: le basse e rare multe di Antitrust e Agcom per violazioni delle norme, oggi sono incasellate nei bilanci dei gestori che violano sempre la normativa: siccome si tratta di piccoli importi e la maggior parte degli utenti non contesta perche' spenderebbe di piu' per farlo rispetto al rimborso del maltolto, quanto speso dai gestori in multe e' sempre piu' basso rispetto agli illeciti ricavi.
E poi c'e' qualcuno che continua a lamentarsi che il nostro Paese va a rotoli... se questi sono i presupposti e le applicazioni giuridico-normative.....

(1) norma di comportamento n.138
(2) circolare n.39/2000
(3) circolare n.98/2000, risoluzione n.89/2001, circolare n.42/2005
(4) sentenza n.5050 del 3 marzo 2010
Pubblicato in:
 
 
COMUNICATI IN EVIDENZA
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori