INFORMAZIONE. I MEDIA CENSURANO INDAGINE SU INFORMAZIONE RELIGIOSA. ITALIANI CONDANNATI A CONOSCERE UNA SOLA CHIESA
Firenze, 24 Gennaio 2007. E' disdicevole, ma anche molto significativo, il fatto che vi sia stata cosi' poca attenzione al rapporto del Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva in merito all'informazione religiosa in Italia. Secondo il rapporto, il 99% dell'informazione religiosa in Italia riguarda il cattolicesimo, mentre il restante 1% e' stato dedicato piu' che altro ad ebrei e musulmani -e solo in minima parte al cristianesimo protestante. Di questa clamorosa indagine sui media di oggi non troviamo traccia. Lo squilibrio riscontrato dal Centro d'Ascolto non rispecchia in alcun modo la realta' religiosa in Italia -il 17% circa non e' cattolico-, privando quindi i cittadini di quell'informazione libera e pluralista di cui hanno diritto, ed imponendo a tutti la conoscenza di una sola Chiesa.
Senza questa informazione, come potranno gli italiani sapere che vi sono Chiese dove anche le donne possono celebrare messa e matrimonio? Oppure che possono appartenere ad una chiesa cristiana che e' favorevole ai pacs, alla ricerca scientifica, alla legalizzazione dell'eutanasia e dell'aborto, e all'uso del preservativo nel nome di milioni di vite spezzate dall'Aids.
Referendum e sondaggi dimostrano continuamente quanto gli italiani, anche cattolici, siano in disaccordo con le posizioni della Chiesa Cattolica -dai pacs all'eutanasia, dall'uso del condom all'aborto. Essere in disaccordo con il Papa -che e' infallibile per il Cattolico- e quindi con la dottrina cattolica significa mettere in discussione proprio cio' che distingue la Chiesa Cattolica dal protestantesimo e da altre denominazioni cristiane, che invece invitano ad un rapporto piu' diretto del fedele con la sacra scrittura e con Dio. In altre parole, essere cristiani, credere in Gesu', non significa necessariamente essere cattolici. Ma questo, grazie alla risibile liberta' di informazione religiosa di questo Paese, gli italiani non lo sapranno mai.
Ci auguriamo che i media, specialmente quelli pagati dalle tasse dei cittadini (Rai e carta stampata), vogliano rimediare al piu' presto a questa carenza di informazione.
Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc
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