LIBERALIZZAZIONE TELEFONIA FISSA E ULTIMO MIGLIO
SIAMO SICURI CHE L'AUTORITA' TLC STIA FACENDO IL DOVUTO? PERCHE' SE SI GUARDA IL SUO COLLEGA DELL'ENERGIA .
Firenze, 17 settembre. Che uno dei blocchi principali alla liberalizzazione del mercato della telefonia fissa (e tutti gli annessi e connessi che ne derivano) sia il potere di Telecomitalia rispetto all'ultimo miglio, e' una cosa piu' che risaputa, su cui tutti i gestori che non sono in grado di avere una propria rete alternativa ci stanno rimettendo in diversi modi (soprattutto in credibilita', perche' non e' raro che hanno venduto un servizio di distacco a Telecomitalia e poi gli utenti si sono ritrovati a pagare due canoni, a loro e a Telecomitalia). E' una questione su cui l'azienda monopolista sta facendo di tutto per non farsi strappare cio' che ha acquisito con i soldi dello Stato, anche se, quando si dovrebbe arrivare alla definizione finale, i gestori alternativi dovranno pur sempre pagare un canone a Telecomitalia per l'ultimo miglio, e questo -in modo manifesto o meno- non potra' che ricadere sull'utente finale.
Ma perche' bisogna pagare questo canone dell'ultimo miglio, acquisito appunto in regime di totale monopolio con i soldi di tutti i contribuenti e sicuramente gia' pagato con gli introiti dei canoni di tutti questi anni? Lo ha stabilito l'Autorita' delle Comunicazioni per il rimborso delle spese di gestione a Telecomitalia che, per investitura statal/divina, pur essendo nello stesso mercato dei suoi concorrenti, incassera' soldi da questi ultimi. Abuso di posizione dominante? Probabile, ma sembra non valere per il moloch monopolista della telefonia fissa.
Ma e' successo qualcosa che ci fa venire il piu' che legittimo sospetto che nell'Autorita' delle Comunicazioni ci sia una tendenza a prendere in molta considerazioni le ragioni di Telecomitalia rispetto al contesto generale. Perche' se ci fosse Pippo Ranci ... che e' il Garante dell'Energia che gia' nel 2001 definiva infondata la pretesa di Enel distribuzione di ottenere dai produttori che intendessero allacciarsi alla rete il pagamento degli oneri per le opere pregresse. Decisione non digerita da Enel che fece ricorso al Tar, perdendolo e poi al Consiglio di Stato, perdendo anche questo, con delle motivazioni che fanno molto riflettere (sez.IV, decisione n.4910 del 8/9/2003): "la disponibilita' della rete elettrica da parte dell'ex-monopolista costituisce un'essential facility tale da determinare una posizione di dipendenza in testa a tutti gli operatori interessati ad accedere ad un'infrastruttura essenziale che si estende per tutto il territorio nazionale .. ". Per cui condizionare l'accesso a questo pagamento rappresenta una "condotta capace di ostacolare il processo di liberalizzazione dell'attivita' di generazione dell'energia elettrica.." Inoltre il "principio della remunerazione del capitale nel campo dei servizi di pubblica utilita'" non puo' essere applicato su chi intende allacciarsi ad opere pregresse, e non e' escluso che questi costi siano gia' stati pagati dalle tariffe e contributi che gli utenti hanno dato negli anni passati.
Il Consiglio di Stato ricorda anche che il potere di decidere in materia e' comunque dell'Autorita'.
Siamo visionari se ipotizzassimo che altrettanto ragionamento potrebbe essere applicato a Telecomitalia rispetto alle sue richieste per l'ultimo miglio? In teoria no. Ma in pratica, se l'Autorita' del professor Enzo Cheli non decide, essendo suo il potere in materia, si rimane solo alle attuali "baruffe chiozzotte". Non ci resta che auspicare una sorta di rotazione di presidenti delle Autorita', sperando che Pippo Ranci vada a quella delle Comunicazioni, ma non che Cheli lo sostituisca all'Energia . anche solo per non doverci ritrovare a porre lo stesso problema nel campo energetico invece che della telefonia fissa.
Ma intanto, governanti e legislatori in primis, abbiamo molto da apprendere da questa sentenza del Consiglio di Stato, soprattutto per capire il metodo economico da utilizzare per creare servizi, qualita' ed economicita' degli stessi, nonche' lavoro.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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