LIBERALIZZAZIONI. PERCHE' I TAXISTI VINCONO MA NON I FARMACISTI? SONO PIU' FORTI GLI INTERESSI DI BOTTEGA? CHI CI RIMETTE? I CONSUMATORI!!
Firenze, 27 Luglio 2006. Nella stagione delle cosiddette liberalizzazioni c'e' piu' di qualcosa che non torna nei provvedimenti del Governo. Prendiamo due esempi: i taxisti e i farmacisti.
I primi hanno vinto imponendo il loro stop al timido tentativo di liberalizzazione che il decreto Bersani cercava di imporre. Avere qualche auto in piu' in circolazione non significa liberalizzazione, ma solo un servizio maggiore nell'ambito di un potere corporativo esercitato in concerto da associazioni dei taxisti e Comuni. Non a caso, trionfatore nell'accordo raggiunto e' stata l'Anci (Associazione nazionale Comuni d'Italia) guidata dal Sindaco di Firenze Leonardo Domenici con il Sindaco di Roma. Walter Veltroni, come gran cerimoniere.
I farmacisti invece sono al palo. E crediamo che, nonostante gli scioperi (a nostro avviso inutili e dannosi soprattutto a loro stessi) piu' o meno ad oltranza che hanno minacciato, non riusciranno a smuovere la situazione. Soprattutto perche' non e' chiara la posizione assunta (da Federfarma) contro il decreto del Governo, che non e' di negazione della liberalizzazione (com'e' invece quella dei taxisti), ma una forma diversa: chiedono che non ci sia l'obbligo della presenza del farmacista in negozio, giudicato come un regalo alla grande distribuzione che sara' l'unica a potersi permettere una spesa del genere, inferendo un colpo ai piccoli esercizi. Posizione che collima con la nostra proposta di legge ad oggi firmata da 15 deputati e presentata dall'on.Donatella Poretti della Rosa nel Pugno (clicca qui). Ma i farmacisti non hanno dietro una potente lobby di potere come i taxisti con l'Anci. I produttori di farmaci, che sia in un modo o nell'altro, vendendo essenzialmente alle Regioni, non seguono la vicenda piu' di tanto. La professione e' tendenzialmente di quelle che vengono chiamate liberali, quindi in teoria poco amica dell'attuale maggioranza di Governo. Alle farmacie private si oppongono quelle comunali, che non scioperano, e quindi il danno dello sciopero e' limitato. La lobby con cui in materia i farmacisti si devono scontrare e' quella della grande distribuzione (tipo Coop), legata politicamente all'attuale Governo, e in vita grazie a piani del commercio regionali e comunali che, oltre ad essere il contrario della liberalizzazione, sono il prodotto di politici della medesima area del Governo.
Questo e' un esempio di quanto accade per quel decreto che era stato salutato da piu' parti come il cambio di direzione della nostra politica, con l'intenzione di mettere al centro il cittadino-consumatore. A noi sembra che, allo stato, il consumatore sia colui che continuera' a pagare per l'affermazione di questa o quell'altra corporazione.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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