Giovedì 4 giugno 2026
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LA LIBERTA' DI COMUNICAZIONE E DI INFORMAZIONE DEL NEO-MINISTRO LANDOLFI

Comunicato ·

Firenze, 29 Aprile 2005. Il neo-ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi, parlando ad una trasmissione radiofonica della Rai in merito alla liberta' di pensiero nel nostro Paese, ha detto: "E' vero che esiste il duopolio, ma e' vero anche che e' un presidio forte a tutela della nostra specificita' culturale. Questo non vuol dire che si pensi a barriere o dogane che impediscano gli accessi nel mercato di operatori stranieri".
Il nostro ministro e' uomo navigato ed esperto di cose televisive, essendo stato alla presidenza della commissione parlamentare di vigilanza radiotelevisiva, e quindi si presuppone che sappia di cosa stia parlando e, soprattutto, che parli a ragion veduta. Per cui prendiamo per buone queste sue affermazioni, come frutto di un modo d'essere, di pensare e di agire e non come una svista o una distrazione.
Ci domandiamo cosa il nostro ministro intenda per "specificita' culturale" e per "duopolio".
Se le parole e le teorie e pratiche economiche hanno un senso, a noi risulta che monopolio=potere di un singolo; duopolio=potere di due gruppi di potere; oligopolio=potere di alcuni gruppi di potere. Tutte forme di potere che sono tali per impedire che altri arrivino a competere, e che consentono l'ingresso a nuovi soggetti solo nel caso in cui questi entrino a far parte di questo blocco o questi blocchi di potere. Per eccellenza le varie forme di "Xpolio" sono una barriera al mercato, altrimenti non si chiamerebbero cosi', ma ci sarebbe la democrazia economica. Quindi c'e' piu' di qualcosa che non torna in cio' che dice il nostro ministro.
"Specificita' culturale" garantita dal duopolio. Non sappiamo di quale specificita' Landolfi stia parlando, se non quella economica: questa si' presidiata dal duopolio per l'ambito delle comunicazioni, cosi' come da monopoli e/o oligopoli a seconda del settore di cui si parla. E' la caratteristica economica del nostro sistema, dove mercato e concorrenza sono condizionati o dalla presenza dello Stato come attore (carburanti, energia, telecomunicazioni, etc), o da leggi che impediscono la libera offerta (norme antidumping, orari e licenze dei negozi, etc).
E quindi, dove e' finita questa "specificita' culturale"? Noi constatiamo solo che, restando all'ambito del duopolio dell'informazione televisiva, non la percepiamo in generale, ma con una recente e importante eccezione: le vicende della Chiesa romana in occasione della morte del papa Giovanni Paolo II, quando tutte le tv del duopolio trattavano il medesimo argomento per giornate intere (a nostro avviso -per quella parte di duopolio che e' servizio pubblico con tre canali a disposizione- contravvenendo alla propria funzione). Se e' questo che il nostro ministro intendeva per "specificita' culturale", con l'intenzione di protrarla ed estenderla, l'esempio ci sembra calzante. Altro, proprio non sapremmo.
Non sappiamo quali siano i programmi del ministro Landolfi rispetto a quanto gia' avviato dal suo predecessore Maurizio Gasparri, ma se la novita' del suo dicastero e' in questi termini (ed e' per questo che sarebbe anche stato cambiato l'attuale Governo), forse ci sarebbe bisogno di un po' di chiarezza.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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