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MOBILITA' URBANA E BICICLETTE. LE SOLUZIONI DI REGGIO EMILIA SONO PERICOLOSE E DERESPONSABILIZZANTI. SENZA RISORSE ECONOMICHE E' SOLO DEMAGOGIA
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Comunicato 
12 settembre 2005 0:00
 

Firenze, 12 Settembre 2005. L'amministrazione del Comune di Reggio Emilia ha approvato una bizzarra delibera in cui le biciclette, nel centro di quella citta', sono autorizzate a viaggiare contromano. L'intento e' la valorizzazione della mobilita' con questo mezzo e i relativi vantaggi che ne deriverebbero per traffico e inquinamento. Intento nobile e condivisibile, ovviamente, ma a che prezzo?
Abbiamo l'impressione che potrebbe essere piu' alto dei relativi vantaggi, perche' l'automobilista che crea un qualche problema ad un ciclista contromano dovrebbe subirne le conseguenze giuridiche ed economiche, mentre i ciclisti sarebbero piu' esposti al pericolo che non ora: in tutte le strade urbane di qualunque citta' ci sono ciclisti che vanno contromano ed e' rarissimo che un vigile li multi, al massimo li riprendono e li invitano a proseguire portando la bici a mano; ma il ciclista, siccome sa che non sta seguendo un comportamento lecito e che la situazione e' mediamente piu' pericolosa per lui, presta molta attenzione, cosa che verrebbe meno nel momento in cui e' consapevole di seguire un comportamento lecito.
La liceita' di questa delibera pensiamo che abbia i giorni contati: una delibera comunale non puo' derogare una legge dello Stato. Ma quantomeno e' servita a porre il problema a livello generale. Ed e' bene essere precisi: sono pochissimi i Comuni in Italia che credono all'incentivazione della bicicletta e su questo investono risorse economiche. Cos'altro e' questa delibera del Comune di Reggio Emilia, se non la presa d'atto dell'importanza di questa mobilita' e la sua promozione senza spendere un centesimo? Cosa ci voleva a creare con un pennello, in tutte le strade del centro, un corridoio della strada come pista ciclabile? Poco, ma neanche quel poco si vuole investire, per cui, facendo venire meno la sicurezza, il provvedimento e' solo pericolosa demagogia. La stessa, per esempio, che fa si' che in altri Comuni si facciano piste ciclabili sottraendo spazi ai marciapiedi e non alle strade, o che si creino percorsi che si interrompono bruscamente e l'alternativa e' solo tornare indietro (quindi piste ciclabili inutilizzate, di cui, per esempio, la citta' di Firenze ne e' l'esempio per eccellenza).
Il problema e' talmente importante che non si puo' lasciarlo solo alla capacita' (e alla bizzarria) delle singole amministrazioni. Occorrono investimenti economici e invece di darli per incentivare le inutili domeniche a piedi sarebbe molto meglio indirizzarli in questo senso, e sarebbe si' una risposta concreta anche al caro-benzina.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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