MUCCA PAZZA E CFJ. PREVENIRE E' MEGLIO CHE COMBATTERE
Firenze, 29 Settembre 2004. Ogni tanto si legge che il problema mucca pazza e' superato, che, si', c'e' qualche caso isolato, ma e' tutto sotto controllo. Puo' darsi, ma chissa' cosa ne pensano in Giappone e Usa, dove la situazione e' tutt'altro che marginale, e si tratta di mercati con cui la nostra economia ha molto a che fare. E le varie varianti che infettano l'uomo in modo mortale perche' non esiste alcun rimedio? Questione marginale?
Siccome siamo dell'avviso che prevenire e' meglio che combattere, siamo rimasti un po' preoccupati da quello che e' stato rivelato nei giorni scorsi dal quotidiano britannico The Times. Alla fine degli anni 90 (quindi quando tutto quello che si poteva conoscere della delicatezza della questione era gia' conosciuto), in almeno undici Paesi la Gran Bretagna ha esportato dei prodotti terapeutici derivati da sangue che potrebbe essere contaminato dal prione nella nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (nvCFJ), la forma umana del morbo della mucca pazza. Nove persone che avevano dato il sangue per questi prodotti, dopo la donazione si erano ammalate di questa nvCFJ. I Paesi coinvolti sono: Singapore, Russia, Oman, Marocco, Egitto, Brunei, Turchia, India, Dubai, Brasile e Irlanda. Per quest'ultimo Paese, che fa parte della Ue ed ha praticamente le frontiere aperte con gli altri membri dell'Unione, si tratta di 83.500 vaccini contro la poliomielite.
Le informazioni delle autorita' sanitarie britanniche sono state molto parche in questi anni. Nel loro Paese, solo nei giorni scorsi 6 mila persone che avevano fatto uso di questi prodotti sono state informate della potenzialita' di pericolo degli stessi.
Per queste ragioni abbiamo interessato il nostro ministero della Salute, perche' ci rassicuri che tutte le informazioni e azioni preventive di controllo siano prese, si' da non svegliarci fra qualche mese o anno e scoprire che sapevamo, abbiamo sottovalutato, e solo allora cominciare a combattere . proprio come e' avvenuto per il morbo originario sulle mucche.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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