MULTE OLTRE 3.000 EURO PER CHI NON ESPONE ANCHE I PREZZI IN LIRE?
IL PESSIMO ESEMPIO DEL SINDACO DI LECCE.
NON CI SERVONO CONFLITTI COMMERCIANTI/CONSUMATORI MA DEREGULATION E LIBERALIZZAZIONE
Firenze, 8 Gennaio 2002. Il Sindaco di Lecce, l'europarlamentare Adriana Poli Bortone, ha emesso ieri un'ordinanza con decorrenza immediata, in cui quei commercianti che non espongono i prezzi in lire oltre che in euro, dovranno pagare una sanzione da 516 a 3.098 euro. Il Sindaco di Alleanza Nazionale parla di consumatori in "confusione ai fini dell'acquisto" e "turbative di mercato".
Se queste sono le conseguenze delle denunce che a diversi livelli -noi tra questi- sono state fatte sulla responsabilita' dei commercianti nell'aumento dei prezzi . proprio non ci piace, e auspichiamo che sia solo un cattivo esempio da non seguire.
Non perche' difendiamo i commercianti, ma proprio perche' difendiamo i consumatori e il mercato.
Provvedimenti del genere potevano avere un senso un anno fa, ma dopo nove mesi che non esiste piu' l'obbligo della doppia prezzatura, sono decisamente esagerati fino al punto di inasprire una conflittualita' commercianti/consumatori che e' gia' alta di per se', e che avrebbe invece bisogno di segnali molto piu' distensivi.
Che i commercianti stiano cominciando a pagare la loro politica sconsiderata di aumenti di prezzi, non e' una nostra invenzione. Se ne sono accorti le loro organizzazioni di categoria e loro stessi quando, per esempio, prima di Natale (cosa mai vista prima) il prodotto tipico stagionale (il panettone) veniva venduto a 1 euro senza attendere la tradizionale svendita post-feste di questo prodotto, e quando, ancora prima della partenza dei saldi, hanno cominciato a fare vendite promozionali. I cali di fatturato sono un dato di fatto, grazie ai consumatori che, con il non-acquisto- hanno penalizzato i furbi (quasi tutti).
Una situazione in cui, a nostro avviso, non si puo' rispondere con l'irregimentazione dei prezzi e l'inasprimento delle regole, sempre che si consideri un bene per tutti un aumento dei consumi. Ma proprio con il contrario. Per favorire i consumi occorre che i prezzi siano piu' bassi, cioe' che ci sia piu' concorrenza, che vengano levati tutti i lacci che impediscono, per esempio, l'apertura prolungata e continua degli esercizi commerciali, che siano piu' contenute e non forcaiole le tasse sui rifiuti, sulle insegne, sui passi carrabili, che i parcheggi per tutti non abbiano tariffe raddoppiate, cosi' come quelle del trasporto pubblico per andare in un centro commerciale o nel centro della citta'. Fino all'abolizione delle licenze che, cancellate dalla legge Bersani, sono state nella maggiorparte dei casi reintrodotte dalle normative regionali e comunali.
Tutti provvedimenti in cui la funzione del Sindaco sarebbe determinante. Ma se quest'ultimo, invece di favorire il commercio, crea solo difficolta' ad una delle parti (pur col nobile intento di favorire l'altra), avra' forse contribuito ad aiutare i consumatori a capire meglio il valore di un prezzo, ma quest'ultimo non avra' motivo per essere basso e concorrenziale . che e' il principale interesse di chi deve acquistare e di chi deve stimolare vendite e produzione.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
NON CI SERVONO CONFLITTI COMMERCIANTI/CONSUMATORI MA DEREGULATION E LIBERALIZZAZIONE
Firenze, 8 Gennaio 2002. Il Sindaco di Lecce, l'europarlamentare Adriana Poli Bortone, ha emesso ieri un'ordinanza con decorrenza immediata, in cui quei commercianti che non espongono i prezzi in lire oltre che in euro, dovranno pagare una sanzione da 516 a 3.098 euro. Il Sindaco di Alleanza Nazionale parla di consumatori in "confusione ai fini dell'acquisto" e "turbative di mercato".
Se queste sono le conseguenze delle denunce che a diversi livelli -noi tra questi- sono state fatte sulla responsabilita' dei commercianti nell'aumento dei prezzi . proprio non ci piace, e auspichiamo che sia solo un cattivo esempio da non seguire.
Non perche' difendiamo i commercianti, ma proprio perche' difendiamo i consumatori e il mercato.
Provvedimenti del genere potevano avere un senso un anno fa, ma dopo nove mesi che non esiste piu' l'obbligo della doppia prezzatura, sono decisamente esagerati fino al punto di inasprire una conflittualita' commercianti/consumatori che e' gia' alta di per se', e che avrebbe invece bisogno di segnali molto piu' distensivi.
Che i commercianti stiano cominciando a pagare la loro politica sconsiderata di aumenti di prezzi, non e' una nostra invenzione. Se ne sono accorti le loro organizzazioni di categoria e loro stessi quando, per esempio, prima di Natale (cosa mai vista prima) il prodotto tipico stagionale (il panettone) veniva venduto a 1 euro senza attendere la tradizionale svendita post-feste di questo prodotto, e quando, ancora prima della partenza dei saldi, hanno cominciato a fare vendite promozionali. I cali di fatturato sono un dato di fatto, grazie ai consumatori che, con il non-acquisto- hanno penalizzato i furbi (quasi tutti).
Una situazione in cui, a nostro avviso, non si puo' rispondere con l'irregimentazione dei prezzi e l'inasprimento delle regole, sempre che si consideri un bene per tutti un aumento dei consumi. Ma proprio con il contrario. Per favorire i consumi occorre che i prezzi siano piu' bassi, cioe' che ci sia piu' concorrenza, che vengano levati tutti i lacci che impediscono, per esempio, l'apertura prolungata e continua degli esercizi commerciali, che siano piu' contenute e non forcaiole le tasse sui rifiuti, sulle insegne, sui passi carrabili, che i parcheggi per tutti non abbiano tariffe raddoppiate, cosi' come quelle del trasporto pubblico per andare in un centro commerciale o nel centro della citta'. Fino all'abolizione delle licenze che, cancellate dalla legge Bersani, sono state nella maggiorparte dei casi reintrodotte dalle normative regionali e comunali.
Tutti provvedimenti in cui la funzione del Sindaco sarebbe determinante. Ma se quest'ultimo, invece di favorire il commercio, crea solo difficolta' ad una delle parti (pur col nobile intento di favorire l'altra), avra' forse contribuito ad aiutare i consumatori a capire meglio il valore di un prezzo, ma quest'ultimo non avra' motivo per essere basso e concorrenziale . che e' il principale interesse di chi deve acquistare e di chi deve stimolare vendite e produzione.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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