DI NUOVO UN MINISTERO DEL TURISMO? LASCIAMO PERDERE.. OCCORRE RICONQUISTARE I CONSUMATORI NON LO STATO
Firenze, 19 Novembre 2004. Federalberghi e Confturismo sono partite all'attacco, preoccupate per il calo di presenze e di fatturato, e stanno cercando anche rimedi istituzionali per risollevare la situazione. Ed ecco che dal cilindro hanno tirato fuori la ricostituzione del ministero del Turismo, gia' abolito a suo tempo da un referendum popolare insieme a quello dell'Agricoltura, e che il legislatore, mentre quest'ultimo lo ha rimesso in piedi cambiandogli il nome (Politiche Agricole) e quindi beffando gli elettori, per quello del Turismo non se l'e' proprio sentita. Quindi, visto che il "pudore" legislativo/istituzionale e' un sentimento sconosciuto in chi ci governa, se al turismo non e' stata dedicata si' tanta attenzione, quantomeno vuol dire che proprio non serve. E stiamo parlando di un settore, il turismo, che e' tutt'altro che di nicchia, ma uno degli elementi trainanti della nostra economia.
In questo contesto queste associazioni di categoria, con tanto di indagine di mercato che sostengono essere di loro conforto (il 68% del campione indagato si sarebbe detto favorevole alla reintroduzione del ministero), pare che abbiano trovato il rimedio per eccellenza al loro male: "vi e' il diffuso convincimento che un ministro, sedendo in consiglio dei ministri, possa meglio operare per rilanciare i consumi turistici del Belpaese", ha detto Bernabo' Bocca presidente di Confturismo. La poltrona, quindi, risolverebbe la situazione? In una visione statica, assistenzialista, burocratica dell'economia, e' probabile che questo potrebbe essere un sistema per migliorare gli introiti degli operatori del settore. Ma non crediamo che possa servire per aumentare i flussi e le presenze, che sono legate a dinamiche non solo di promozione, ma sempre piu' di mercato. E quest'ultimo e' fatto non di buoi e incantati dai depliant, ma di consumatori attenti, consapevoli, intelligenti e parsimoniosi nell'uso del proprio portafoglio. Consumatori che sanno perfettamente cosa e' in grado di offrire l'Italia dal punto di vista storico, artistico e naturalistico, ma che nel contempo lo calibrano rispetto alla convenienza economica. Quindi, a nostro avviso, e' a loro che gli operatori si dovrebbero rivolgere, piuttosto che allo Stato: e' l'offerta di qualita' e vantaggiosa che fa il business di lunga durata e fidelizza anche i consumatori.
Quindi la ricostituzione del ministero, oltre ad essere uno spreco di soldi di per se', andrebbe a creare una inutile illusione. Per la promozione turistica in Italia e nel mondo, bastano e avanzano gli assessorati regionali, provinciali e comunali, e non si capisce cosa, in questo senso, lo Stato potrebbe fare di piu'. Mentre intuiamo bene cosa lo Stato potrebbe fare dal punto di vista assistenziale, e secondo noi sarebbe un danno, perche' la domanda e l'offerta si devono rincorrere e cosi' ci guadagnerebbe chi offre il servizio e chi lo consuma. Mantenere in vita un'offerta con un calo della domanda (legato all'aumento dei prezzi e alla scarsa qualita'), quanto potra' durare?
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti