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OMEOPATIA: IN TRIBUNALE LA SUA VALIDITA' SCIENTIFICA?
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Comunicato 
21 maggio 2004 0:00
 

Roma, 21 Maggio 2004. E cosi' anche l'omeopatia e' finita in tribunale e a dichiararne la non validita' scientifica e' stato un giudice. Il dibattito dovrebbe essere appannaggio della comunita' scientifica e non di un palazzo di giustizia ma tant'e', l'abitudine di ricorrere alla legge e' profondamente radicata nel nostro Paese. Sta di fatto che 7,5 milioni di italiani si curano omeopaticamente e che l'88% di chi l'ha utilizzata dichiara di averne avuto effetti benefici. Dunque, anche a volerlo considerare un placebo, il rimedio omeopatico funziona. Il problema e' relativo al fatto che si applicano alla medicina omeopatica gli stessi criteri di analisi di quella allopatica, i risultati quindi risultano alterati da metodi unici applicati a realta' diverse. Qualche esempio puo' chiarire. Per anni si e' sostenuta la inferiorita' dell'intelligenza della popolazione nera rispetto a quella bianca, test psicologici e attitudinali confermavano questa teoria. C'era un errore di fondo: si applicavano metodologie di analisi standard a situazioni diverse: i test erano gli stessi per un bianco occidentale che abitava in citta' e per un nero che viveva in un villaggio africano. Ovvio che il risultato fosse di quel tipo. Per anni inoltre si e' contestata la validita' medica e scientifica dell'agopuntura, che oggi è praticata anche nelle strutture pubbliche. Che ci siano sostenitori e oppositori del rimedio omeopatico e' nell'ordine naturale delle cose, il dibattito e' aperto (finire in tribunale non ci pare comunque la soluzione migliore) e se ognuno discutesse senza ritenere di avere la verita' in tasca non potrebbe che fare un passo avanti.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc
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