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OTTO PER MILLE. ANCHE AL TERZO SETTORE? CHE PASTICCIO CON IL POZZO SENZA FONDO DEL CONTRIBUTO OBBLIGATORIO
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Comunicato 
5 giugno 2004 0:00
 

Firenze, 5 Giugno 2004. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha fatto sapere, durante il convegno dei Giovani Industriali di Santa Margherita Ligure, che e' allo studio un'ipotesi di estensione dell'otto per mille anche al Terzo Settore.
Che pasticcio con questa legge. Comprendiamo che il Terzo Settore con la prossima abolizione della coscrizione militare obbligatoria e la conseguente scomparsa degli obiettori di coscienza e del servizio civile che tanto ha aiutato questo "Terzo Settore", si trovera' notevolmente scoperto e in seria difficolta' ... ma perche' dargli una mano violentando il diritto, il buon senso e la logica stessa?
La legge dell'otto per mille e' stata concepita per il finanziamento delle attivita' religiose. All'inizio c'era solo la Chiesa cattolica romana e, per non sembrare una distorsione e un obbligo unilaterale, il legislatore vi inseri' anche l'opzione del contributo obbligatorio allo Stato. Ma poi questa legge cambio', con l'apertura anche ad altre confessioni religiose, snaturando quindi la presenza dello Stato che ci e' rimasto in modo decisamente improprio.
E una riforma di questa legge, nel suo spirito, sarebbe proprio l'abolizione dell'opzione per lo Stato, tant'e' che le confessioni che si possono scegliere oggi sono sei e dovrebbero diventare otto. Mentre un altro pilastro di questa riforma sarebbe l'abolizione della ripartizione automatica dell'otto per mille di chi non da' indicazioni nella percentuale di chi l'ha espressa. Invece no. Il ministro Tremonti vuole aggravare ancor di piu' la funzione di questa legge, e propone l'introduzione del Terzo Settore. Ma che legge diventa, considerato che era stata approvata per dare gambe ad accordi previsti in quel trattato internazionale che si chiama Concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede?
Noi crediamo che la semplicita' e la chiarezza siano alla base del buon Governo, mentre la confusione e la complessita' siano invece la base della non-trasparenza.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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