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OTTO PER MILLE CHIESA CATTOLICA ROMANA. GLI INTRECCI INFINITI. NON BASTAVA IL CONCORDATO?

Comunicato ·

Firenze, 12 Ottobre 2005. Un gruppo di deputati cosiddetti bipartisan ha depositato un progetto di legge per la modifica del meccanismo dell'otto per mille alle confessioni religiose: non dividere piu' le quote non indicate dai contribuenti in base alle scelte di coloro che invece le hanno indicate, ma lasciare questi soldi allo Stato. Sarebbe una emorragia di soldi un po' per tutte le confessioni che partecipano alla spartizione e, in modo particolare per la Chiesa cattolica romana che, col il suo 87,25% delle preferenze indicate, fa la parte del leone.
Una proposta che viene all'indomani della presunta decisione di esentare della tassa sull'Ici tutte le proprieta' della Chiesa romana, incluse quelle che servono per attivita' commerciali. E un contesto che, per facilmente comprenderlo, crediamo che basti il commento della Cei alla proposta bipartisan da parte di monsignor Betori: "L'8 per mille non e' soltanto denaro o risorse materiali da raccogliere ma racchiude in se' valori fondamentali sui quali e' edificata la Chiesa stessa".
Siamo in un ginepraio in cui, essendoci di mezzo i soldi oltre che la liberta' religiosa, l'abituale bagaglio di comunicazione tra gli umani viene stravolto. E anche se questa proposta bipartisan cerca di mediare e creare piu' credibilita' alle istituzioni, a nostro avviso il quadro che ne emerge e' drammatico.
Il rapporto del nostro Stato con la Chiesa romana e' previsto dalla Costituzione (Patti Lateranensi art.7) e disciplinato dal Concordato, con un flusso di soldi continuo che va dallo Stato a questa Chiesa e una serie di concessioni e deleghe che sempre lo Stato elargisce in molti ambiti, dalla scuola alla sanita', etc. A questo si e' aggiunta la deduzione fiscale per i contributi liberamente devoluti e l'obbligo dell'otto per mille (per quest'ultimo si veda il settore specifico che vi abbiamo dedicato sul nostro portale: www.aduc.it/pulce).
Abbiamo quindi un ordinamento statale molto compenetrato con quello della Chiesa romana, dove quest'ultima prende tutto in termini economici e con ritorni (fisco) pressocche' inesistenti, dovendoci dare in cambio un conforto spirituale sulla cui validita' -per lo Stato- sarebbe meglio che nessuno si esprimesse.
Ci stupisce, per questo, che venga presentato questo progetto bipartisan. Perche' se l'intento era quello di riequilibrare la situazione, non ci sembra che ribadire l'obbligo di contribuire alle confessioni religiose (sostanzialmente alla Chiesa romana) piu' di quanto gia' non venga fatto dallo Stato attraverso gli altri mille rivoli, sia foriero di liberta' religiosa. Certo, ci sono anche le altre confessioni... ma quelle in lista d'attesa da anni per entrare nel cerchio dei privilegiati, e quelle che chiederanno a breve di farne parte (con quella che per non pochi e' un incubo, cioe' la religione islamica)? A noi sembra che questa proposta sia una classica toppa cucita anche malamente, perche' non affronta i problemi prorompenti ma cerca solo di arginare cio' che viene reputato esagerato, rispetto ad un esistente che e' ampiamente superato dai fatti.
A nostro avviso ci sono i termini e i tempi perche' la questione sia affrontata di petto, senza confondersi con il mellifluo linguaggio della Cei, del detto e del non-detto: e' necessario l'otto per mille, non bastava il Concordato?
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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