OTTO PER MILLE. INFORMARSI PRIMA DI DECIDERE: SAPERE COME E DOVE VENGONO SPESI I SOLDI, E SOPRATTUTTO DOVE FINISCONO QUELLI DEVOLUTI ALLO STATO
Firenze, 23 maggio 2005. Le campagne per la devoluzione obbligatoria dell'otto per mille, sono in pieno corso, e corriamo il pericolo, anche per chi ha gia' fatto una scelta ideologica di fede, di dare l'indicazione del contributo obbligatorio senza esserci prima informati. Cosa c'e' di meglio da sapere, se non cosa cosa sia successo negli anni passati? Come ha usato i soldi la Chiesa Cattolica romana, e quella valdese, e gli avventisti, gli ebrei, etc..
Sara' bene ricordare il meccanismo (a nostro avviso perverso) di distribuzione delle quote: l'otto per mille dei contribuenti che non danno alcuna indicazione, viene poi redistribuito in modo percentuale nel medesimo modo di coloro che hanno invece espresso l'indicazione.
E, per chi non fa una scelta di fede ideologica e decide di devolvere il contributo allo Stato, sa dove vanno a finire questi soldi? E' lecito, o quantomeno opportuno, che lo Stato continui a spendere i soldi del proprio otto per mille per i beni culturali legati a qualsivoglia culto (e nella fattispecie al culto cattolico), quando: a) viene scelto dai contribuenti in concorrenza con le confessioni religiose; b) una parte cospicua del suo OPM gli viene girata dai Valdesi e dalle ADI (Assemblee di Dio in Italia), che si avvalgono solo delle quote direttamente indicate dai contribuenti? (In particolare, nel 2004, lo Stato ha ricevuto da queste due confessioni euro 7.962.333,72 e ha speso per la conservazione dei luoghi di culto cattolici euro 9.160.989,03!).
Per queste ragioni, la rubrica quindicinale "La Pulce nell'orecchio" edita sul portale dell'Aduc a cura di Annapaola Laldi, nella sua ultima edizione fa il punto della situazione, con l'aggiornamento di come sono stati utilizzati questi soldi dalle confessioni religiose nel 2004.
Si puo' leggere a questo indirizzo: clicca qui da cui ci si potra' muovere, con vari link, in tutto il "pianeta otto per mille", attraverso i dati raccolti e resi pubblici da coloro che usufruiscono di questa elargizione.
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