Domenica 7 giugno 2026
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A Padova l’Arpav chiuderà una eccellenza nazionale in campo sanitario-ambientale premiato dal Ministero dell’Ambiente. Se ne occuperanno i laboratori privati

Comunicato · Maria Grazia Lucchiari ·
  Il Ministero dell’Ambiente sceglie l’eccellenza del laboratorio di analisi di Padova dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale e lo promuove come unica struttura nazionale che dovrà svolgere le analisi di qualità dell'aria. Un riconoscimento ottenuto grazie all’alta professionalità di tecnici e strutture pubbliche che si sono specializzate nel corso degli anni: il laboratorio è già centro di riferimento per l’Istituto Superiore di Sanità per le analisi delle legionelle, garantendo il controllo sanitario negli ospedali, case di riposo e strutture alberghiere; qui si analizzano quotidianamente le acque delle piscine del vicino bacino termale; si controllano le acque di dialisi per gli ospedali di Padova e provincia, si effettuano controlli batteriologici di alimenti delle Ulss di Padova e provincia e le analisi di emergenza in caso di tossinfezioni alimentari. Paradossalmente questa struttura verrà smantellata e ridotta ad uno sportello accettazioni per il ricevimento dei campioni ambientali, lo prevede il Piano di riorganizzazione di Carlo Pepe, direttore dell’Arpav ed ex dirigente di AcegasAps. Nonostante la legge del '96 istitutiva dell'Ente preveda un presidio laboratoristico per ogni provincia, la Regione ha già chiuso le strutture di analisi di Rovigo, Belluno e Vicenza. L’attività dei sette laboratori verrà ridotta e concentrata a Venezia e Verona e il lavoro di analisi sanitario-ambientale finora svolto da tecnici e professionisti pubblici verrà fatto da qualche grande laboratorio privato. Probabilmente quelli del Gruppo Hera, la società bolognese di multiservizi che ha già inglobato AcegasAps e che di recente a Forlì ha investito nell’ultimo costosissimo laboratorio che analizza rifiuti solidi, fanghi, diossine ed emissioni in atmosfera per tutti gli impianti gestiti dalla holding. I danni dell’operazione Arpav già si contano a seguito della chiusura del laboratorio di Vicenza dove si assiste al crollo dei controlli fatti sul territorio con evidente abbassamento del livello di sicurezza; l’area è ad alta pressione ambientale (ricordiamo il tragico caso dell’inquinamento e dei morti a causa del cromo esavalente nella fabbrica di Tezze sul Brenta, e i recenti episodi di inquinamento da Pfoa con l’allarme dei medici per le acque dei fiumi). In pratica la Regione, con l’accordo dei rappresentanti delle Province, Ulss e dei Comuni, sta smantellando il cardine dell’attività dell’Agenzia costituito da organici sanitari, tecnici della prevenzione e di laboratorio. Avendo cura di salvare dai tagli l’apparato burocratico. Un’operazione che non rispetta la missione costitutiva dell'Agenzia regionale di protezione ambientale, quella del controllo pubblico della qualità dell'ambiente a supporto della prevenzione sanitaria a tutela della salute pubblica, infatti, l'Agenzia è a pieno titolo parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale. A fronte delle sempre più numerose emergenze ambientali che si verificano in una regione tra le più industrializzate d'Europa, il potere politico risponde con un progressivo e pericoloso allontanamento dei servizi dal territorio. Giova ricordare i frequenti e anomali incendi che si sono verificati nelle fabbriche e, per restare a Padova, agli incidenti nell’inceneritore di AcegasAps compreso i ripetuti incendi nello stoccaggio rifiuti della stessa azienda. In città tra il quartiere di Camin e Noventa Padovana ci sono 4 industrie a rischio rilevante (ricordiamo il grande incendio al CNR con la dispersione di una significativa quantità di mercurio nel territorio). Esiste la reale possibilità che nella prossima emergenza e rischio ambientale la popolazione non abbia le necessarie tutele e garanzie assicurate dal costante presidio locale. E’, invece, utile e necessario dotare di maggiori risorse organiche e strumentali questi presidi vicini ai luoghi a rischio per la salute umana, sfruttando professionalità già esistenti per consolidare e potenziare le attività di ricerca e prevenzione. Quindi non il semplice controllo, magari demandato al privato, ma sicurezza per la popolazione garantita da un ente che dev’essere imparziale. Le chiusure vengono giustificate dall’Arpav come riorganizzazione della spesa. Secondo noi si tratta di distribuzione della spesa e danno ad un bene primario qual è quello della salute.
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