PERMESSI DI SOGGIORNO ED ESPULSIONI. COSA SUCCEDE IN UNA QUESTURA: DUE PICCIONI CON UNA FAVA E ALTRETTANTO ABERRANTI PROVVEDIMENTI. A QUANDO LA GESTIONE DEL SERVIZIO DA PARTE DI FUNZIONARI DELLO STATO CIVILE?
Firenze, 17 giugno 2004. Le questure sono intasate dalle pratiche per la regolarizzazione degli immigrati, nonche' per la loro espulsione. Ma come fanno a non esplodere (ammesso che non stiano gia' gestendo una sorta di dopo-esplosione)? La sanatoria del 2002 ha fornito l'occasione per accorpare le proprie -diversissime e disparate- funzioni in un unico momento, in un unico provvedimento, per cosi' dire "definitivo". L'hanno sperimentato a proprie spese (i casi di cui parliamo sono accaduti alla questura di Firenze) gli stranieri che nel 2002, a seguito della legge Bossi-Fini sulla sanatoria, potendo o ritenendo di poter accedere alla stessa, hanno presentato dichiarazione di emersione insieme ai propri datori di lavoro. Convinti, infatti di ottenere una risposta, positiva o negativa, in merito alla loro richiesta di sanatoria, si sono trattenuti legittimamente sul nostro territorio per oltre un anno in attesa di detto provvedimento, lavorando presso i relativi datori di lavoro, pagando tasse e contributi previdenziali. Dunque, dopo lunghi mesi di attesa (magari anche con carteggio di un avvocato che si interessa di capire a che punto e' la pratica in questione) finalmente, ricevono una lettera raccomandata dalla questura con la quale vengono formalmente convocati entrambi -lavoratore e datore di lavoro- per la firma del contratto di lavoro e contestuale rilascio del permesso di soggiorno per sanatoria avvenuta. Gli stessi si recano dunque in questura e.sorpresa! Il datore di lavoro viene fatto attendere fuori (con una scusa), e viene invece invitato lo straniero a entrare nelle stanze dell'ufficio, dove, sequestratogli il telefonino -non si sa sulla base di quale norma procedurale!!- viene portato immediatamente alla frontiera o in un centro di accoglienza in attesa dell'immediato rimpatrio. Il datore di lavoro, viene rimandato, attonito e incredulo, a casa. E l'avvocato di cui sopra? Niente! Anche lui non puo' accedere nel momento di questa sorta di imboscata, puo' solo sperare di esser avvisato dall'immigrato un minuto prima del sequestro del telefonino, ma non certo di vedere il proprio cliente nell'atto dell'espulsione, ne' tantomento di raccogliere il mandato per impugnarla!
Ecco presi "due piccioni con una fava"! Un provvedimento di sanatoria rigettata (diniego di permesso di soggiorno) e un'espulsione avvenuta tutto d'un colpo! Un procedimento amministrativo cartolare, con un'istruttoria durata oltre un anno, che vede interessati due soggetti, lavoratore e datore di lavoro, anziche' concludersi come vorrebbe la L. 241/90 sul procedimento amministrativo, ossia con una "civile" comunicazione dell'amministrazione ai medesimi relativa al probabile futuro rigetto ed un contraddittorio sulla stessa (e solo successivamente con un rifiuto), si esaurisce con un'ottima occasione per scovare ex clandestini (dal momento che durante l'anno di attesa della sanatoria non lo erano piu') e rimpatriarli con la scusa che non possono, per un qualunque motivo esser sanati!!
L'enorme archivio coi dati di chi ha richiesto la sanatoria, diviene quindi strumento di indagine della polizia per compiere atti di pubblica sicurezza.
Del resto, essendo gli addetti all'ufficio immigrazione, ora competenti su questioni "di stato civile", ora soggetti in divisa, titolari di una funzione di pubblica sicurezza, come poter impedire un simile comportamento che appare cosi' aberrante? Come impedire che situazioni così' paradossali siano avvallate dall'ordinamento per solo il fatto di accomunare in un unico corpo di polizia funzioni cosi' diverse?
Sicuramente separando dette funzioni, e restituendo alle questure solo quella che le e' propria, ossia quella di pubblica sicurezza. Tutto quanto relativo al soggiorno di cittadini extracomunitari non dovrebbe aver nulla ha a che fare con detti uffici e dovrebbe pertanto essere gestito da funzionari dello stato civile.
Claudia Moretti (avvocato, responsabile del servizio informazione e assistenza Aduc-Immigrazione)
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