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POLEMICHE PORTO D'ARMI: ALLA FINE, CHI PAGA E' IL CITTADINO COMUNE, SENZA SICUREZZA IN PIU' PER TUTTI
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Comunicato 
9 maggio 2003 0:00
 

Firenze, 9 Maggio 2003. La polemica che si e' aperta in questi giorni, dopo i tragici episodi milanesi, sulla presunta facilita' con cui le autorita' concederebbero il porto d'armi, si sta evolvendo nel modo peggiore. Infatti a farne le spese saranno coloro che non c'entrano nulla, colpevoli solo di essere ligi al dovere e alla legge.
Quello che oggi ha detto il ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, va proprio in questa direzione. In una conferenza stampa ha annunciato una verifica di tutte le licenze, con l'aggiunta di nuove norme tra cui l'obbligatoria esibizione annuale di un certificato sanitario, anche per chi ha licenze relative a caccia e attivita' sportive.
Per il cittadino questo significa solo esborso di ulteriore denaro. Forse queste verifiche e questi certificati non costeranno un tot di soldi per ottenere i certificati, per consegnarli, per metterci chissa' quali marche amministrative? E poi, il tempo necessario per ottenere questi certificati, e per consegnarli? E gli eventuali disguidi? Cioe' un aggravio di burocrazia. A cui chiunque si presterebbe se ce ne fosse una diretta e conseguenziale utilita' pubblica. Ma dove quest'ultima sia, proprio non lo vediamo.
Infatti, forse i delinquenti che fanno uso delle armi, hanno bisogno di un porto d'armi? O forse i "folli" (per restare al fatto di cronaca che ha scatenato la vicenda) sarebbero frenati dall'inasprimento dell'ottenimento della licenza, e non potrebbero procurarsi un'arma dovunque, compreso un coltello da cucina? E se qualcuno volesse comunque comprarsi un'arma, sarebbe frenato dai maggiori orpelli burocratici delle licenze, o sarebbe piu' invogliato ad andare ad acquistarla in quell'angolo, proprio sotto casa nostra, dove ogni sera si vende di tutto, dalle droghe illegali alla carne umana?
Che le armi che si acquistano siano registrate e' un bene (servono anche per meglio eseguire le indagini di polizia quando ci sono in mezzo armi rubate), ma per farlo non basterebbe l'esibizione di un documento di identita' da parte di un maggiorenne?
Cosa spinge una persona che vuole acquistare un'arma per difesa personale (perche' e' di questo che si parla, non di quelle per la caccia o per lo sport)? La mancanza di sicurezza. Non e' che a questo potrebbe sopperire l'autorita' pubblica con la diffusione di sistemi come, per esempio, il poliziotto di quartiere, onde scoraggiare il ricorso all'auto-difesa?
Siamo sicuri che il prezzo da pagare per una presunta migliore sorveglianza sul commercio individuale armi, non sia troppo alto e inutile?
Per ora, quando e se i provvedimenti del ministro degli Interni diverranno operativi, sappiamo solo che la questione sara' un maggiore esborso di tempo e denaro per i cittadini, mentre sul fronte della sicurezza non cambiera' nulla.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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