POLITICA DEI PREZZI ITALIANA COME QUELLA DI BAGHDAD?
Firenze, 17 settembre 2004. Non e' una forzatura, ma una presa d'atto: la politica italiana dei prezzi e' come la situazione a Baghdad e i suoi attori vi si adeguano? Sembra proprio di si', perche' il gioco e' quello di chi urla piu' forte, la spara piu' grossa, mescolando le carte piu' o meno false per non far capire a quale gioco e con quali regole si stia giocando, e facendo pagare lo scotto agli ultimi, che qui per fortuna non schiantano grazie ad un'autobomba, ma si vedono "solo" sempre piu' impoveriti e con meno prospettive. E per chi ha temuto che il nostro Paese diventi una sorta di Eurabia, non puo' far altro che prendere atto: nel metodo della politica dei prezzi, ci siamo gia'.
Facciamo una fotografia.
Il neo ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, che avrebbe dovuto rimediare ai presunti disastri del suo predecessore Giulio Tremonti (altrimenti, per quale motivo lo avrebbe sostituito, Tremonti non aveva mica avanzato motivi di salute ..), si fregia di un accordo di grandi prospettive: il blocco dei prezzi di alcuni prodotti nella grande distribuzione, da qui al 31 dicembre. I suoi oppositori -alcune associazioni di consumatori- dicono che e' poco, perche' l'accordo dovrebbe prevedere la diminuzione dei prezzi. E per farlo meglio capire indicono una mobilitazione e sciorinano cifre di partecipazione al loro sciopero della spesa (diffondendo i dati percentuali di riuscita della mobilitazione tramite un lancio dell'agenzia Ansa delle 12,27 del giorno stesso, quindi con piu' di mezza giornata di mobilitazione da terminare e, per quanto credibili, raccolti nella prima mattinata dello stesso giorno..), subito e giustamente smentiti dalle associazioni dei commercianti che dicono di non averne risentito affatto. Nello stesso tempo, altre associazioni diffondono dati sul disagio degli italiani nella spesa, chiamando sondaggio la raccolta di informazioni su un X numero di persone a caso, senza alcun rilievo statistico.
Tutto questo in un clima in cui i dati statistici Istat vengono smentiti da micro ricerche parziali che presentano dati inflattivi tripli rispetto all'Istituto del Governo. Che continua a non far conoscere i suoi metodi di raccolta ed elaborazione dati.
Tutto chiaro? Un Governo che di fatto stabilisce quanto debbano costare i beni, una volta lo si chiamava "da soviet". Oggi non va piu' di moda questa parola e quindi si emula il metodo d'oltralpe del francese Sarkozy. Per noi sono solo due Governi di centro-destra, quello italiano e quello francese, che usano il solito vecchio metodo e, se pensiamo che altri tre Governi importanti dell'Ue, quello spagnolo, quello tedesco e quello britannico, che sono di schieramento opposto ai primi due, non hanno politiche dei prezzi in questo modo . ci vien da sorridere. Almeno e' chiaro che i riferimenti economici classici non valgono piu', e bisogna guardare diritti ai fatti scevri da qualunque condizionamento.
Noi siamo forse all'antica, ma ad una situazione "da Baghdad" preferiremmo che il Governo intervenisse non per bloccare i prezzi, ma per incentivare i consumi a partire dalla responsabilita' individuale di ogni attore dell'economia: cioe' tagliando le tasse e facendo si' che sia la logica della domanda e dell'offerta a contribuire alla ricchezza di ognuno, secondo le proprie capacita' e i propri interessi.
Vista la situazione, non ci stupiremmo se i riferimenti per il libero mercato ci arrivassero dalla Cina...
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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