PREZZI ALTI. ANALISI TARDIVE E RIMEDI INUTILI
Firenze, 8 ottobre 2003. Il presidente dell'Istat Luigi Biggeri, in un'audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ci fa sapere che l'inflazione percepita e' del 6% (tasso rilevato dall'istituto del Governo + appiattimento del valore dell'euro a 2 mila lire, rispetto a 1936,27). Meglio tardi che mai? No, semplicemente tardivo e inutile, perche' dal punto di vista pratico non servira' a nulla, neanche a far recuperare un minimo di fiducia all'Istituto i cui dati sono diventati non veritieri per i piu'. Comunque una tempistica che si armonizza con le tradizionali strutture pachidermiche del nostro Stato e del nostro Governo, che ci servono solo a confermare la totale assenza di tempistica rispetto alla drammaticita' della quotidianita' dei consumatori.
Ne prendiamo atto.
Sul fronte parallelo del ministero delle Attivita' Produttive, invece di sentire proposte incisive, ci vengono che, quand'anche fossero realizzate, serviranno quasi a nulla. Il ministro Antonio Marzano, ribadendo che i prezzi si formano sul mercato e bloccarli sarebbe fuori della realta', ci fa sapere che sta proponendo ai commercianti un protocollo d'intesa su un paniere di beni rilevanti per i consumatori, per stabilizzare i prezzi. Meno male che aveva detto che non c'erano intenzioni di politiche basate su prezzi fissati . cosa sarebbero, invece questi accordi con i commercianti? Abbiamo l'impressione che si tratti di "pour parler", per dire che qualcosa si sta facendo, con la consapevolezza -ci auguriamo per l'intelligenza del ministro- che sono cose che non servono a niente.
E niente -e sottolineiamo niente- sull'unico fronte che potrebbe servire per far abbassare i prezzi, cioe' lo stimolo della concorrenza e le conseguenti politiche dei commercianti per accattivarsi i consumatori. Iva zero per il commercio emergente come quello via Internet, defiscalizzazione fino ai minimi per quello tradizionale (il gettito dello Stato sarebbe compensato da un maggiore consumo e quindi un maggiore introito di Iva), modifiche alla legge Bersani sul commercio per impedire alle Regioni di far rientrare il controllo sulle licenze e sugli orari degli esercizi commerciali che questa legge aveva tentato -nei suoi principi generali- di far uscire dalla porta principale.
Solo alcuni esempi di cio' che potrebbe esser fatto, ma che neanche lontanamente viene preso in considerazione. Ne' da Governo, ne' da opposizione. Ognuno e' li' ad aspettare di mantenere o conquistare il suo potere, facendo per questo pagare ai consumatori un prezzo altissimo.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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