I PREZZI PAZZI DEI TRENI, IN CONTROTENDENZA RISPETTO AGLI ALTRI TRASPORTI, QUINDI FUORI MERCATO
Firenze, 27 dicembre 2007. Trenitalia sembra vivere in un mondo diverso dal nostro. Sono stati confermati gli aumenti a partire dal primo gennaio, con la punta del +15,6% sull'eurostar Roma/Milano, con la giustificazione della "buona qualita' del servizio" di fascia alta a fronte di prezzi molto piu' bassi per servizi simili in Francia e Germania. Il discorso sembrerebbe non fare una grinza, ma vengono omesse alcune questioni che, in un'economia di mercato come si vanta di essere la nostra, sono tutt'altro che secondarie: le liberalizzazioni e le tendenze del mercato.
Nel primo caso, l'aumento delle tariffe e' correlato ad una serie di investimenti che non tengono conto della rendita degli stessi: il collegamento ad alta velocita' tra Roma e Milano che sara' ultimato a fine 2008 con la tratta Bologna-Milano, dovrebbe ripagare l'investimento, secondo le stime ufficiali (1) tra il 30 e il 9%, mentre il resto sara' coperto dall'aiuto di Stato. In un'economia che si vanta essere di liberalizzazione, e' scandaloso che si concepiscano investimenti del genere ed e' altrettanto scandaloso che, con un non-chalance degna dei peggiori affamatori di popoli della nostra storia ormai passata da secoli, si imponga un aumento di tariffa ai sudditi costretti a viaggiare su questi treni oppure a non seguire le indicazioni delle stesse autorita' che invitano a lasciare il mezzo privato a casa.
Nel secondo caso, tutti i mezzi di trasporti di massa stanno modificando il loro approccio tariffario, dai low cost degli aerei a quelli delle navi, ma le ferrovie, mistificando il tutto con gadget, rinfreschi e quotidiani gratuiti serviti ai viaggiatori, fanno il contrario. E non e' un caso che, in particolare i vettori aerei low cost (con eccezioni che sono questioni da codice penale, tipo Volareweb), sono aziende coi bilanci attivi e in piena espansione.
Le mitiche lenzuolate del ministro Pierluigi Bersani si guardano bene dal toccare il settore ferroviario, e noi sudditi utenti ne paghiamo lo scotto. E' sintomatico che chi ci governa non si renda conto che quelle briciole di liberalizzazione concesse dai vari decreti sono nulla di fronte a questa vera e propria lebbra della nostra economia che e' rappresentata dal gruppo Fs, dove si pensa di curare la malattia prendendo anche in giro gli utenti/sudditi.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
(1) Corriere della Sera, inserto economia del 24-12-2007
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