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IL PROTEZIONISMO DELL'UE. A CHI GIOVA?
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Comunicato 
12 maggio 2003 0:00
 

NON CERTO AI CONSUMATORI E AI CITTADINI. IL CASO DEL FORMAGGIO DA LATTE DI CAMMELLA DELLA MAURITANIA
Firenze, 12 Maggio 2003. La storia di una azienda della Mauritania produttrice di formaggio derivato dal latte di cammella, che cerca dal 1994 di commercializzare i suoi prodotti anche nella Ue, e' sintomatica di una politica che sappiamo dove comincia, ma non e' chiaro dove voglia arrivare e quali interessi voglia curare.
Si tratta di una storia contro i mulini a vento. Il formaggio prodotto dalla Tiviski ha un doppio valore: quello nutritivo (ha un basso tasso di colesterolo) e consentirebbe di vivere a 800 nomadi, di cui il 70% sopravvive oggi con meno di 1 Usd al giorno. Gli ostacoli sono: 1) amministrativi, a partire dal fatto, per esempio, che la legislazione comunitaria non prevede di produrre formaggio dal latte di cammella (il latte viene definito tale solo come secrezione mammaria di vacche, capre, pecore e bufale); 2) sanitari, a partire dalla mancanza di accordi con le autorita' sanitarie della Mauritania (cosa che, pero', non e' tale con i prodotti della pesca, che vengono normalmente importati nella Ue .) e 3) normativi per il "riconoscimento della fabbrica di produzione", cioe' che quest'ultima risponda ad una serie di caratteristiche igieniche per garantire il rispetto della salute dei consumatori dell'Ue. Tre ostacoli che potrebbero essere superati, magari anche per archiviare definitivamente la richiesta, ma che rimbalzando da un ufficio ad un altro, vanno avanti dal 1994, nove anni!
Noi, che crediamo poco nella genuinita' di una euro-burocrazia (in campo alimentare, poi ... dove la voglia di normare tutto rasenta il ridicolo e l'assurdo) che sembra fine a se stessa piuttosto che a migliorare qualita' e prezzi del mercato, vediamo in questa storia cose un po' diverse. Tirare la questione avanti per 9 anni, significa quantomeno che non si e' in grado di dire un No definitivo per i motivi che vengono addotti, per cui questi motivi sono con molta probabilita' in quelle regole che non sono scritte, cioe' nella politica. Che nel linguaggio economico si chiama protezionismo.
E ci viene in mente un altro recente episodio, quello dei fiori della Colombia. Questo Paese e' tra quelli che l'Ue ha stabilito che devono essere aiutati a convertire l'economia legata al narcotraffico, per cui ha delle esenzioni doganali che dovrebbero facilitare l'economia legale. I fiori che arrivano nella Ue, pero', siccome vengono ora giudicati competitivi (e come non potrebbero esserlo ..), dal prossimo novembre non usufruiranno piu' di queste esenzioni e verranno tassati tra il 4,25 e il 12,5% in base alle stagioni, punendo cosi' i progressi delle esportazioni di prodotti legali (10 mila lavoratori in Colombia). Anche questo, come il formaggio del latte di cammella -e in modo anche piu' manifesto-, si chiama protezionismo.
Sono le logiche economiche che fanno si' che i prezzi di molti prodotti, nonostante la Ue, si livellino verso l'alto e non verso il basso. E che la qualita' ne risenta altrettanto (le recenti vicende sul cioccolato, il miele, la pasta, il pane, etc, sono solo la punta di un iceberg). Regole economiche che cercano uno standard medio europeo chiudendosi ai contributi esterni? Sembra di si'. Considerando anche che il protezionismo ha risvolti politici e di sicurezza che ci coinvolgono direttamente: cosa potremo dire agli abitanti di Paesi come la Colombia e la Mauritania se, per campare, non avendo sbocchi di mercato alle loro produzioni legali, si rivolgeranno a cio' che di illegale va per la maggiore nel loro territorio? Dove arriva la cocaina colombiana, e cosa significa in termini di delinquenza sul nostro territorio? E gli emigrati della Mauritania che disperati lasciano il loro Paese e arrivano clandestinamente nella Ue, di quale mercato clandestino diventeranno soldatini?
Il latte delle cammelle della Mauritania non ci puo' non riguardare.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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