QUARTIERI A LUCI ROSSE? MAGARI! MA NON SCORDIAMOCI CHE BISOGNA CAMBIARE LE LEGGI, ALTRIMENTI ALLO STATO DI DIRITTO SI SOSTITUISCE QUELLO DI POLIZIA
Firenze, 14 Maggio 2005. Il prefetto di Roma, Achille Serra, in un intervista al quotidiano "La Repubblica" ha auspicato che nella capitale si seguano gli esempi di Amsterdam e Amburgo, concentrare cioe' in un quartiere l'offerta di sesso a pagamento, si' da liberare l'intera capitale dalla morsa di una prostituzione di strada che crea non pochi problemi di ordine pubblico.
L'autorevolezza di chi fa questa proposta ha evitato finora che i contrari, sindaco di Roma Walter Veltroni in testa, lo linciassero verbalmente, come sovente avviene nel nostro Paese quando ci si confronta su argomenti che mettono in discussione i principi di base di una cultura (il confronto sui referendum del 12-13 giugno sono un fulgido esempio di questo linciaggio). E chi ha manifestato contrarieta' non ha ovviamente dato alcuna alternativa, rifugiandosi dietro a frasi del tipo "il problema c'e' ma non si risolve cosi'", proprio come hanno detto per anni tutti quelli che erano contrari alla legalizzazione dell'aborto mentre quello clandestino mieteva vittime su vittime.
Ma quello che il prefetto Serra non dice (probabilmente vista la sua veste istituzionale non vuole andare tanto olttre) e' che un quartiere del genere non sarebbe legalmente possibile se non si abroga la legge Merlin, se non si leva il reato di adescamento, cioe' se non si cambia l'attuale castello normativo che consente l'esercizio della prostituzione solo in un ambito illegale, per la societa' e per lo Stato. Perche', se l'ipotesi (e non vediamo altrimenti) e' quello di uno Stato tollerante nei confronti di un "quartiere e di case di tolleranza" del tutto illegali, sarebbe una pessima idea, oltre che impraticabile. A meno che non si intenda cancellare lo Stato di diritto e sostituirlo con quello di Polizia.
Augurandoci che non accada come gia' in passato, quando sull'argomento tutti hanno detto la loro, ma il legislatore e' rimasto al palo (anche rispetto ad un disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri nel 2002), crediamo che non ci siano alternative a che il testimone vada al legislatore.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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