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REFERENDUM SUGLI ELETTRODOTTI: SERVE ALLO SCOPO?
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Comunicato 
10 giugno 2003 0:00
 

Roma, 10 giugno 2003. Un'eventuale vittoria dei SI al referendum sulla servitu' coattiva di elettrodotti servirebbe ad evitare l'istallazione di nuovi impianti? No.
La risposta -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc- e' chiara e semplice e vediamo il perche'. Il quesito chiede l'abrogazione dell'art. 1056 del Codice civile, che stabilisce l'obbligo per i proprietari dei fondi a dare passaggio agli elettrodotti. Con la vittoria dei SI, il proprietario si troverebbe nella condizione di concedere o negare il proprio consenso. Nel primo caso il problema non si pone. Nel secondo caso il diniego sarebbe aggirato ricorrendo all'istituto dell'esproprio per pubblica utilita'. Il risultato finale sarebbe comunque lo stesso: l'elettrodotto sara' istallato. Se i motivi sono quelli di "impedire la costruzione di elettrodotti che non rispettino i criteri di tutela della salute e dell'ambiente", come dichiarato dai proponenti, dobbiamo rilevare che tali limiti sono gia' stati fissati in sede comunitaria e nazionale, sulla base delle linee guida elaborate dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti ((ICNIRP). Si veda a questo proposito la scheda di approfondimento sull'elettrosmog sul nostro portale, all'indirizzo: clicca qui
Fermo restando, quindi, il diritto di ogni cittadino di partecipare ad una consultazione referendaria per esprimere la propria convinzione, riteniamo che deve essere fatta chiarezza sulla reale portata del risultato di una vittoria abrogazionista. Questo per evitare facili entusiasmi e successive delusioni.
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