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RELAZIONE GARANTE COMUNICAZIONI
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Comunicato 
10 luglio 2003 0:00
 

UN'ITALIA AL PALO. CONDANNATA AL DUOPOLIO DELL'INFORMAZIONE E AL MONOPOLIO DELLA TELEFONIA FISSA
Firenze, 10 Luglio 2003. Le comunicazioni dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni, Enzo Cheli, in occasione della relazione annuale, sono la fotografia di una Italia al palo. Che ha cominciato tutto con enorme ritardo, e non solo lo sta scontando, ma e' sostanzialmente ferma.

Sul piano dell'informazione il prof. Cheli si dichiara insoddisfatto, in termini di pluralismo, per il duopolio Rai/Mediaset, mentre non esprime giudizi sul monopolio della pay-tv Sky. Sul da farsi, chiede la "formulazione di leggi chiare e rispettose dei principi costituzionali".
Per il duopolio il Garante si e' dimenticato che gli italiani, in uno dei momenti di massima espressione legislativa com'e' quella di un referendum abrogativo previsto per l'appunto dalla Costituzione, nel 1995 si erano gia' espressi chiedendo la privatizzazione della Rai, e che quindi e' stato il legislatore a non voler fare leggi di conseguenza. Per cui, di fronte a tanta resistenza e non-considerazione del voto popolare, la soluzione non puo' essere quella di chiedere di fare leggi, ma di fare questa o quell'altra legge: cioe' essere precisi considerando il risultato del referendum. Certamente non avremmo risolto tutti i problemi del duopolio grazie ad una Rai privatizzata, ma lo scenario in cui aprire il mercato e consentire l'accesso di altri operatori, sarebbe sicuramente diverso, perche' in assenza dell'attuale posizione dominante della Rai.
Per il monopolio di Sky .. chi e' che l'ha autorizzato? Non e' bastata la tragica esperienza del duopolio Tele+/Stream, che ha impedito al mercato di crescere e alle offerte, qualitative ed economiche, di migliorare? Come si fa a pensare che un monopolio possa essere meglio di un duopolio? Forse per gli illusi dei vantaggi delle economie di Stato, ma Sky, dello Stato, ha solo il beneplacito. Quindi anche questi illusi rimangono al palo.

Sul piano telefonico, il Garante ci ha ricordato come la quota di mercato di Telecomitalia e' oggi del 70,8%, con consistenti diminuzioni nell'ultimo anno e mezzo (agli inizi del 2001 era all'83%). E che la nuova situazione di mercato ha fatto si' che negli ultimi cinque anni i prezzi della telefonia siano calati di oltre il 30%. Per lui un successo. Innegabile. Ma dove porta? Da alcuna parte. Perche' -sempre secondo Cheli- la posizione dominante di Telecomitalia nel mercato dell'accesso e' uno dei problemi maggiori che devono essere affrontati. Quindi scarsi investimenti in reti da parte degli operatori alternativi, il poco rispetto delle regole per i passaggi di clientela. Che fare? Per Cheli occorrono "circuiti virtuosi tra liberalizzazione, pluralismo e innovazione tecnologica" (formula che secondo il nostro, dovrebbe andar bene anche per l'informazione), e registra come un successo, per esempio, gli oltre 250 mila clienti collegati in unbundling.
Cioe' e' un successo il fatto che un operatore paghi al suo principale concorrente (Telecomitalia) l'affitto dell'ultimo miglio, la cui proprieta' e' stata ereditata quando la rete fu costruita in regime di monopolio assoluto, quindi di proprieta' di tutti i contribuenti?
Strano -e sintomatico- concetto di mercato e concorrenza, quello del prof. Cheli che, per l'appunto, non puo' che auspicare la soluzione dei "circuiti virtuosi" di cui sopra, dove la virtuosita', probabilmente, e' quella verso Telecomitalia.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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