Giovedì 4 giugno 2026
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SALDI: UN FLOP ANNUNCIATO CHE NON FINISCE QUI. EPPURE LE STRADE CI SAREBBERO .

Comunicato ·

Firenze, 25 Luglio 2004. Le aspettative dei commercianti all'inizio della stagione dei saldi, ci avevano fatto un po' sorridere: credere che "saldi" sia una sorta di parola magica che di per se' possa attirare piu' acquirenti, e' un'aspettativa di tempi ormai andati. Il consumatore e' sempre piu' consapevole, ed e' sempre piu' preciso ed esigente, per cui se gli si vuol far credere all'occasione del momento, e' sempre piu' in grado di leggere i cartellini dei prezzi due e tre volte, e se vuole risparmiare, pur dovendo magari impegnarci piu' tempo, riesce a farlo anche fuori di questi periodi di sconti per legge. Inoltre il potere d'acquisto dei salari e' sempre inferiore, e la contemporaneita' tra vacanze e saldi, con le prime sempre piu' risicate e non a caso con piu' partenze a luglio in quanto piu' economico di agosto, non gioca certo a vantaggio del desiderio e della necessita' di acquisto (sia per mancanza di soldi, che per assenza fisica dei consumatori che, difficilmente in vacanza fanno acquisti, per esempio, per rinnovarsi il guardaroba).
E dalle aspettative siamo passati ai bilanci. I primi dati che arrivano sono quelli di Federmoda-Confcommercio: gli incassi rispetto allo scorso anno sono aumentati di solo il 2%, ma se consideriamo che l'inflazione del settore e' stata del +2,1% si va a -0,1%, cioe' lo stesso livello dell'anno scorso.
E, come sempre, per i commercianti le colpe sono altrove, perche' il presidente di Federmoda, Renato Borghi, dice "se il reddito non sara' sostenuto e la fiducia dei consumatori continuera' a mantenersi a bassi livelli per l'incertezza economica e politica, e' difficile prevedere una ripresa nell'immediato". Borghi non ha detto il classico "piove, Governo ladro" solo perche' e' della Confcommercio e non della Confesercenti, ma ha usato un linguaggio piu' fine per esprimere lo stesso concetto.
La responsabilita' dei commercianti e' quindi inesistente? In una situazione difficile come quella che stiamo vivendo con tutti i prezzi e le tariffe in aumento e coi salari immobili, invece di cercare di adeguarsi, ingegnandosi, alla nuova situazione, hanno deciso invece di peggiorarla ulteriormente. Niente di nuovo: purtroppo i commercianti, e le loro associazioni di categoria, non hanno mai visto oltre il loro naso, e non e' un caso che generalmente chi si salva e' la grande distribuzione, perche' decide e si muove con mentalita' piu' industriale che commerciale.
Non solo, ma si tace su un altro dei fattori determinanti nel calo dei consumi: la mancata liberalizzazione del settore. L'amministrazione locale, regionale e nazionale ha abbandonato il settore a se stesso, senza dare attuazione alla legge Bersani, oppure, quando lo ha fatto, ha riproposto i tradizionali modelli limitanti con autorizzazioni, orari, regole che, con l'apparente tendenza a migliorare e garantire il settore, hanno poi finito per ingabbiarlo in se stesso, ai limiti della sopravvivenza. Una liberalizzazione che, per esempio, come e' successo di recente nella vicina Germania, dovrebbe portare all'abolizione dei saldi e dei divieti delle vendite sottocosto e alla libera decisione di ogni commerciante di vendere quanto e come crede. Altrimenti al prossimo appuntamento sentiremo sempre le stesse cose, e di mercato si continuera' a parlarne solo nei libri didattici.
Vincendo Donvito, presidente Aduc
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